In data odierna i Carabinieri del ROS e dei Comandi Provinciali di Genova, Imperia e Massa Carrara hanno eseguito un ordine di carcerazione, emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Genova, nei confronti di 9 soggetti condannati in via definitiva per il delitto di associazione di tipo mafioso, a seguito di sentenza emessa dalla Corte di Cassazione ieri 28 ottobre, nellâambito dellâindagine MAGLIO 3 del ROS.
La citata pronuncia conclude un lungo percorso giudiziario iniziato il 27.06.2011 con lâesecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Genova, su richiesta della locale Procura Distrettuale, sul conto di 12 indagati, ritenuti organici alle Locali di ândrangheta operanti a Genova, Lavagna (GE), Ventimiglia (IM) e Sarzana (SP). Dei 12 destinatari della suddetta misura cautelare coercitiva, tra il 2013 e il 2016, in 11 sono stati assolti sia in primo che secondo grado di giudizio.
In quelle sedi, i Giudici di merito avevano ritenuto che agli imputati non potevano essere attribuite quelle condotte caratterizzanti il âmetodo mafiosoâ – in particolare lâesercizio di una sistematica attivitĂ di intimidazione – che, riverberandosi sulla comunitĂ , ingenerava in questa la tipica condizione di assoggettamento ed omertĂ .
Il 4.04.2017 la Suprema Corte di Cassazione ha, perĂČ, annullato la sentenza assolutoria della Corte di Appello di Genova, rinviando per un nuovo giudizio ad altra Sezione del medesimo Ufficio Giudiziario. La Corte Regolatrice – nel sottolineare che le articolazioni della ândrangheta in Liguria sono proiezioni strutturalmente e funzionalmente identiche a quelle calabresi – ha evidenziato come la prova degli elementi caratterizzanti lâart. 416 bis c.p. si potesse desumere giĂ solo dalla presenza di alcuni indici rivelatori del fenomeno mafioso: la segretezza del vincolo, i rapporti di comparaggio tra gli affiliati, lâuso di rituali per lâaffiliazione o per la promozione degli accoliti, il rispetto del vincolo gerarchico, lâuso di un linguaggio criptico.
La sussistenza di tali elementi – ampiamente emersi nelle indagini del ROS e della Direzione Distrettuale Antimafia di Genova – fa sĂŹ che il contributo del partecipe possa essere costituito anche dalla sua sola dichiarata adesione all’organizzazione, senza necessitĂ di compiere specifici atti esecutivi.
Di conseguenza, la capacitĂ di intimidazione puĂČ esplicarsi, anche al di fuori della Calabria, âin modo silente, cioĂš senza ricorrere a forme eclatantiâ, poichĂ© implicitamente legata al semplice vincolo di appartenenza del soggetto alla ândrangheta.
La Corte di Appello di Genova, recependo le suddette indicazioni, nel nuovo giudizio, il 16.10.2018, ha pronunciato sentenza di condanna nei confronti di 9 imputati (oggi destinatari dellâordine di carcerazione), confermata dalla Cassazione il 28 ottobre scorso, divenendo irrevocabile.
Ai condannati Ăš stata anche applicata la misura di sicurezza della libertĂ vigilata per anni 2, da eseguirsi a pena espiata.
Lâimportante risultato giudiziario costituisce ulteriore tassello nellâazione di contrasto dellâArma alle mafie e alle proiezioni di queste fuori dai territori di origine, che si aggiunge a quelli costituiti dalle indagini âLA SVOLTAâ e âMAGLIO 2â che hanno permesso di accertare lâoperativitĂ di strutture di ândrangheta a Ventimiglia, Bordighera e Genova.
Quattro i condannati ed oggetto di misura cautelare nel Ponente ligure: Fortunato e Francesco Barilaro, Michele Ciricosta e Benito PepĂš. Ai quattro della ‘locale’ di Ventimiglia si aggiungono: Onofrio Garcea, Rocco Bruzzaniti, Raffaele Battista, Antonino Multari e Lorenzo Nucera.








