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Classe 1949, Demetrio Cara (conosciuto da tutti come Mimmo) ci ha accolti a bordo della sua Freccia nera per mostrarci l’arte dei nodi da pesca, tecnica indispensabile per chi ama pescare.

Dal paglietto alla mandorletta, dallo sbirro alla gassa spagnola, i nodi hanno ricoperto un ruolo fondamentale soprattutto in passato, quando la navigazione era ancora a vela e i viaggi molto lunghi. Da qui la necessità di impiegare il tempo libero dedicandosi ad attività manuali con quello che si aveva a disposizione, ovvero le cime.

Oggi Mimmo porta avanti questa antica tradizione e cerca di tramandarla alle nuove generazioni, con vere e proprie lezioni dimostrative a cui i bambini partecipano con entusiasmo. Ed era un bambino anche lui quando, all’età di nove anni, suo papà si è reso conto che era “pronto per andare a pesca“.

“I nodi sono importanti – ci spiega – oggi questa tradizione va scomparendo perché ormai abbiamo tutti questi sistemi di navigazione moderni, ma una volta la cima era molto importante”.

Dopo averci mostrato come realizzare diversi nodi, tra cui il pugno di scimmia, Mimmo si è soffermato a riflettere su come la pesca sia cambiata nel corso degli anni e su come, nel porto di Oneglia, siano tuttora presenti diverse realtà. “Ogni regione ha portato qui il suo tipo di pesca – racconta. – Ricordo che negli anni ’70 sono arrivate delle lampare da Cetara: noi qui a Oneglia avevamo i liguri molto esperti nella pesca di sardine, acciughe, bianchetti e rossetti, mentre queste barche provenienti da Cetara, molto più grosse, hanno portato il tremaglio, la famosa rete che viene calata in mare. Poi ci sono i pescatori di Riposto, tutti pescatori da ami. Oggi a Oneglia abbiamo tutti i tipi di pesca.

Io dopo 63 anni continuo ad andare a pescare perché per me è vita. Per me, trovarmi in mare quando salpo i palamiti e vedo i pesci è una meraviglia. Il mio mestiere, a oggi, non lo cambierei con nessun tipo di lavoro”.