video

Da parecchi anni ormai una buona parte dell’orchestra del Festival è composta da professori della Sinfonica di Sanremo, un impegno prestigioso al quale sono pochi a voler rinunciare.

A meno di una settimana dall’inizio del Festival abbiamo incontrato Livio Emanueli, presidente della Fondazione che guida l’orchestra sanremese, all’interno del Palafiori di corso Garibaldi che dal 1° gennaio è gestito dalla stessa Fondazione.

“Prossimamente sposteremo gli uffici della Sinfonica da Villa Zirio a questa struttura, cominceremo con la sala prove. Attualmente abbiamo affittato lo spazio al Gruppo Eventi che organizza eventi collegati al Festival” spiega Emanueli.

“Anche quest’anno i nostri professori si sono recati a Roma per le prove dell’orchestra che accompagnerà tutte le esibizioni dei concorrenti, sono in totale trentadue tra personale fisso e ‘aggiunti’ sui sessanta componenti complessivi”.

“Ho seguito di riflesso la vicenda del chitarrista risultato positivo – dice – so che tutti sono testati ogni 72 ore e procederanno con il protocollo ma so che questo orchestrale non fa parte della nostra Sinfonica. Le prove hanno subito uno stop molto breve, la vicenda non ha per nulla condizionato il percorso di avvicinamento al Festival”.

“Il programma della Sinfonica di Sanremo, una volta finito il Festival, sarà molto particolare, cioè lo stesso dell’anno scorso. Tutto quello che non si è potuto fare nel 2020 il Ministero lo chiede per il 2021. Noi auspichiamo una rapida riapertura dei teatri perché solo suonando davanti ad un pubblico si riesce a dare un senso ai concerti perché suonare in streaming fa perdere un po’ del significato originale e in più il Ministero, che contribuisce alla sopravvivenza delle orchestre, non riconosce queste esibizioni da remoto ritenendole non meritevoli di un punteggio. In questa situazione, nostro malgrado, il personale della nostra Sinfonica è in ‘fondo di integrazione salariale”.

“Nel bilancio della Sinfonica pesa il contributo che ci fornisce il Ministero – spiega Emanueli – noi siamo una delle dodici Ico (Istituzioni concertistico orchestrali) in Italia che prendono una contribuzione ministeriale sulla base di un programma. Il rapporto con la Rai è fondamentale ma è anche di grande dipendenza. Noi oltre a portare più della metà dei nostri professori nell’orchestra del Festival abbiamo anche il legame del format ‘Area Sanremo’ che gestiamo per conto del Comune tramite il quale portiamo due concorrenti all’Ariston tra le Nuove Proposte”.

“C’è poi un rapporto indiretto con la Rai. Come detto il Comune ci ha affidato la gestione del Palafiori che è una struttura congressuale, ma non solo, in grado di ospitare grandi eventi e come tutti sanno la gran parte delle collaterali al Festival senza Covid si svolgono qui al Palafiori. Adesso spetterà a noi il compito di mettere nelle migliori condizioni i nostri ospiti in questa edizione senza collaterali, senza la presenza della Rai rispettando tutte le misure di protezione anti-virus che ci vengono imposte”.

“Non sappiamo quando potremo tornare ad esibirci dal vivo – conferma il Presidente – dipende dai Dpcm e comunque sino a marzo non ci dovrebbero essere novità. Certo se potessimo riaprire domani lo faremmo molto volentieri. Aspettiamo con ansia che si sblocchi anche la questione Casinò che negli ultimi anni ci ha sempre ospitato ed è il nostro teatro di riferimento”.

Articolo precedenteNuove restrizioni per l’estremo ponente: il sindaco Scajola predispone controlli per chi entra nel capoluogo
Articolo successivoBordighera, siglata la convenzione tra il Comune e i Rangers d’Imperia