video

Triora, un paese famoso per le streghe, per la magia. Ma quella avvertita poche sere fa è stata una magia diversa, potente.

Il fumo si alza in dense nubi nella piazza della Collegiata, quasi a voler raggiungere coi suoi sbuffi le cime innevate. Enormi ceppi ancora velati di neve si scaldano di una fiamma densa, avvolgente.

È l’ousu, il tradizionale falò che da secoli illumina le piazze delle borgate sparse sui monti della valle Argentina. Un fuoco che è solito ardere la sera della vigilia di Natale, ma che quest’anno ha dovuto fare come abbiamo fatto tutti noi: attendere.

Una fredda catasta di legna che ha atteso immobile, più volte sommersa dalle nevicate, che venerdì ha divampato nel calore autentico che solo le comunità dell’entroterra sanno regalare.

Un fuoco che inaugura l’anno nuovo rispettando la tradizione e che, con tutte le sue speranze, illumina con piccole scintille il muro della notte.

Articolo precedenteCovid, positivo nelle ultime 24 ore uno studente del distretto imperiese
Articolo successivoCoronavirus: 374 nuovi casi in Liguria, somministrate 78 dosi di vaccino oggi in Asl1