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Long covid. Se ne sente parlare sempre di più forse anche con un po’ di abuso del termine e di ciò che comporta. Si tratta, in sostanza, di ciò che la patologia da covid-19 lascia sul nostro corpo, ma così come il virus stesso, ciò può avere sfaccettature diverse troppo spesso confuse ed erroneamente mischiate.

Per fare chiarezza, per quanto possibile dato che gli studi del caso sono ovviamente in corso, abbiamo chiesto spiegazioni al dottor Claudio De Michelis, primario del reparto di Pneumologia dell’Asl 1 imperiese.

“Il long covid è una definizione che si applica a un insieme di sintomi e disturbi che si riscontrano in pazienti che abbiano avuto una malattia, di qualunque livello di gravità, dovuta al covid-19 – esordisce il professore. Esiste anche la necessità di classificarlo dal punto di vista temporale. Ci sono dei sintomi persistenti di covid dalle quattro alle dodici settimane dopo aver contratto la malattia, ma esiste anche una forma che viene sempre inserita nel long covid che lascia sintomi oltre i dodici mesi”.

De Michelis chiarisce poi un altro aspetto fondamentale del long covid ovvero il legame o meno con danni organici: “La malattia può avere un ampio ventaglio di manifestazioni cliniche – spiega. Dobbiamo cercare di separare quelli che possono essere i sintomi dovuti a un’infezione da covid-19 molto grave che ha danneggiato la struttura degli organi da situazioni nelle quali rimangono dei sintomi non gravi, ma che comunque disturbano la qualità della vita della persona. Logicamente la cosa più preoccupante è la prima ovvero quella legata al danno d’organo. Per esempio se riportata ai polmoni può lasciare una disfunzione sulla capacità respiratoria. Dall’altro lato chi ha contratto la malattia in forma lieve non avrà un danno d’organo strutturato, ma può sviluppare sintomi più generali come l’insonnia, la spossatezza o la difficoltà di concentrazione”.

Sugli organi più colpiti il dottore dice: “Sicuramente al primo posto ci sono i polmoni, ma possono essere colpiti anche l’apparato circolatorio e il sistema nervoso centrale. In questi mesi abbiamo avuto pazienti di tutti i tipi. Il virus effettivamente colpisce in tutti i settori degli organi principali”.

Per chi ha sintomi lievi senza danni organici De Michelis dice: “La prima cosa da fare è tranquillizzare queste persone. Il covid-19 non è stato studiato sui libri, ma sul campo. Non abbiamo avuto anni di osservazione. Per questi casi non ci sono cure specifiche perché di fatto non c’è un’alterazione d’organo specifica. Forse la cosa più importante è cercare di rassicurare le persone e far sì che riprendano una vita qualitativamente e quantitativamente normale. Questo, lo ribadisco, per chi accusa stanchezza, difficoltà di concentrazione o altro senza un danno d’organo”.

L’analisi completa del dottor De Michelis nel videoservizio di Riviera Time.

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