Un altro personaggio prestigioso si è aggiunto al lungo elenco dei Martedì Letterari ospitati all’interno del Casinò di Sanremo. Ieri è toccato a Pier Luigi Celli, 77 anni, manager di aziende con un invidiabile curriculum alle spalle, da Direttore Generale della Rai per tre anni dal 1998 al 2001 a membro dei Cda di Unipol e Illy, da Presidente di Enit a Direttore Generale dell’università Luiss Guido Carli di Roma.

Celli si è presentato nelle vesti di saggista e scrittore al pubblico presente nel Teatro dell’Opera per parlare del suo libro “Il potere, la carriera e la vita”.

“E’ una parabola – ha detto – la parabola di cinquant’anni di carriera, quello che ho capito lavorando tanto e con forse più fortuna di quella che mi sarei aspettato, e guardando come le aziende, in particolare quelle più grandi, siano veramente in grado di condizionarti la vita, a volte salvandola e più spesso rovinandotela”.

All’interno del suo libro ci sono tanti insegnamenti per i top manager: “Si, ma non è poi così facile metterli in pratica. Quando si è in carriera per salire si deve combattere, sempre in competizione con altri, creandosi le proprie regole di ingaggio che non sempre sono compatibili”.

A pagarne le spese sono i dipendenti – conferma Celli – perchè quando vuoi fare carriera guardi inevitabilmente verso l’alto e di quello che resta in basso non te ne accorgi più. In realtà, il rapporto con i dipendenti è un rapporto con le persone. Il manager o ha una predisposizione ad ascoltare, a stare in mezzo a loro e dialogare, o dopo un po’ te ne dimentichi. Io ho sempre pensato che valorizzare l’apporto dei dipendenti significa lavorare meglio ed essere più produttivi per l’azienda stessa”.

“La chiave di lettura di questo libro è nel suo finale, quando si legge che le organizzazioni di impresa, e non solo quelle, se non fanno attenzione rischiano di compromettere la salute delle persone che ci lavorano”.

“Sono stato per tre anni direttore generale della Rai – conclude Pier Luigi Celli – e sono anche stato l’unico che si è dimesso quando i politici cercavano di metterci le mani. Me ne sono andato a cercarmi un lavoro sul mercato senza farmi ‘collocare’ come di solito accade. Questo è stato veramente un buon Festival che è anche stato lo specchio dell’Italia attuale, molto frammentato, poco unitario ma con un ottimo presentatore, una persona per bene e mi fa felice dato che sono stato il primo a proporre Amadeus in un programma importante pre-serale. così come il suo grande amico Fiorello che ho portato in Rai in un momento particolarmente difficile per lui”.