video

È già tempo di bilanci per l’associazione Sea-Ty nata a Santo Stefano al Mare per proteggere la famosa ‘secca’ molto frequentata da pescatori professionisti e dilettanti. L’attività dei subacquei che hanno base all’interno del porto Marina degli Aregai, questa mattina è stata posta all’evidenza generale, il recupero di alcune reti da pesca che proprio nella ‘secca di Santo Stefano’ erano rimaste incagliate causando danni all’ecosistema marittimo.

“Il problema dell’attrezzatura da pesca persa o abbandonata in mare è molto diffuso nel Mediterraneo – dice Ubaldo Pantaleo biologo marino – e in particolare qui nella secca di Santo Stefano che essendo molto pescosa risulta decisamente appetibile per i pescatori. Spesso però le reti si impigliano sui fondali rocciosi soffocando tutti gli organismi che popolano questi fondali”.

“Questo è un primo passo, abbiamo recuperato due grosse reti una delle quali era sul fondo da parecchio tempo – spiega Pantaleo – e per farlo stamattina eravamo una dozzina di persone con due imbarcazioni e noi di Reef Check Med ringraziamo i subacquei volontari, vere e proprie sentinelle dei nostri mari e dei nostri fondali”.

Sea-Ty è un progetto di European Research Institute realizzato con il sostegno della Compagnia di San Paolo con lo scopo di proteggere l’ambiente, in collaborazione con il comune di Santo Stefano al Mare, l’associazione Reef Check Italia e l’associazione Informare.

“Questo progetto nasce per inserire il mare nel contesto cittadino, nello specifico di Santo Stefano – dice la biologa marina Monica Previati – come se fosse una piazza, una via, un parco, un luogo dove noi abbiamo voglia di andare ma di cui dobbiamo anche prenderci cura. Siamo andati a recuperare quelle che chiamiamo ‘reti fantasma’ che sono perse per i pescatori ma che continuano a pescare e danneggiare il fondale, un esempio del fatto che il mare dipende da noi ma noi dipendiamo dal mare”.

“Il ruolo del pescatore è fondamentale per l’equilibrio marino ma il loro lavoro diventa sempre più complesso – dice Previati – e la secca di Santo Stefano soffre molto la pressione della pesca professionale ma anche quella dilettantistica che dovrebbe essere hobby e divertimento. Noi dialoghiamo spesso con loro per trovare soluzioni al problema perchè anche un amo, una piccola lenza abbandonati continuano a ferire o uccidere organismi che impiegano anni e anni per crescere e mostrarsi in tutta la loro bellezza come in queste secche”.

Tra i presenti anche il rappresentante della Capitaneria di Porto, Capo Antonio Giannascoli rappresentante della Delegazione di Spiaggia di Riva Santo Stefano e comandante del porto degli Aregai: “Questa è una bellissima attività utile a tutta la comunità e che noi sosteniamo anche con i nostri mezzi quando è possibile o con i sommozzatori di Genova. L’anno scorso questa nostra attività ha portato al recupero di sette tonnellate di reti fantasma in tutta Italia”.

“Il progetto Sea-Ty è una tappa fondamentale nel percorso per preservare il nostro patrimonio marino e la ‘secca’ che è la più importante del ponente ligure – dice Remo Ferretti consigliere comunale a Santo Stefano al Mare con delega all’ambiente – la pulizia dei fondali e delle spiagge è un segnale anche verso il turismo, una linea da seguire per difendere l’ecosostenibilità del nostro mare”.

Articolo precedenteSan Bartolomeo al Mare, vietato l’utilizzo dell’acqua per uso irriguo in frazione Chiappa
Articolo successivoCovid, in arrivo in Liguria l’anticorpo monoclonale ‘Sotrovimab’