Le fotografie dell’imperiese Giulia Quaranta Provenzano in mostra alla Biennale di Milano

Poetessa, scrittrice e fotografa d’arte, l’imperiese Giulia Quaranta Provenzano sarà tra gli artisti che esporranno le proprie opere alla Biennale di Milano, la grande mostra internazionale in programma dal 10 al 14 ottobre presso Brera site.

All’evento, presentato da Vittorio Sgarbi, presenzieranno e daranno il loro contributo tra gli altri Katia Ricciarelli, Bruno Vespa, Paolo Liguori, Morgan, Eadoardo Bennato e Carolyn Smith. E poi ancora, José Dalì, Cristiano de Andrè, Piero Chiambretti, Giuseppe Sala, Mauro Corona e tanti altri.

C’est la vie“, “Dimmi dove e quando” e “Gioco di sguardi“: questi i nomi delle opere che l’artista imperiese esporrà a Milano. “Le fotografie sono trasposte su una tela pregiata, il soggetto ritratto è l’attore Giuseppe Morrone insieme al suo cane Pepper”, spiega Giulia ai nostri microfoni. “La tematica è l’amore dell’uomo verso gli animali, per porre un focus sull’attualità dell’interazione uomo-animale. Queste tele hanno spunti particolari perché il cane viene umanizzato e riesce così a trasmettere le emozioni come se fosse un essere umano a tutti gli effetti”.

Pluripremiata in Concorsi nazionali ed internazionali per le sue numerose sillogi poetiche, per i più rari romanzi e per le pregiate fotografie d’arte su tela è soltanto nel marzo di quest’anno che Giulia incontrerà il “suo” Uomo dell’Arcobaleno in un corso attoriale nella capitale mondiale della moda e del design, Milano. L’attore Giuseppe Morrone – poi ritratto negli scatti dal titolo “C’est la vie”, “Dimmi dove e quando” e “Gioco di sguardi” – porterà l’allora nemmeno trentenne ad iniziare un percorso catartico verso una più profonda e sincera consapevolezza di sé. A lui tutta la gratitudine ed affetto dell’artista ora maggiormente responsabile: è il cosentino infatti ad averla con generosità messa di fronte al ‘Punto Zero’. È così che la Quaranta Provenzano realizza come sia necessario scegliere, anche e soprattutto quando si teme il fallimento, perché comunque l’urgenza del sentire è quanto non si potrà né riuscirà mai a ripudiare, neppure negando la propria Verità prima ed ultima nell’accontentarsi del deformante.