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Siamo sulla cresta che divide le valli Impero e Prino, un luogo silenzioso a pochi chilometri dal mare, terra della roccia e della quercia. Su questo crinale dove transitava la via Marenca, percorso di transumanza che portava le mandrie dai pascoli al mare a quelli montani e viceversa, appare come un candido miraggio la cappella del monte Acquarone, appellativo più noto della chiesa del SS. Nome di Maria.

L’edificio, costruito tra il 1730 e il 1735 ma più volte rimaneggiato fino all’aspetto odierno, riposa su di un ampio prato sul quale si affaccia col suo portico. All’interno una lapide ci suggerisce memorie di un tempo in cui i crinali erano protagonisti della nostra storia, mentre all’esterno una meridiana accoglie il visitatore che qui transita per godere dello sconfinato panorama.

I borghi aggrappati alle rocce appaiono qua è là, colorando i monti come alberi in fiore in questo freddo inizio di primavera. Si riconosce il più vicino Lucinasco e poi via via gli altri, in una vista che spazia senza sosta dal mare fino alle cime delle Alpi Liguri ancora innevate.

La vicina vetta del monte Acquarone, con i suoi 735 mt di altitudine ci permette di affacciarci fino a Porto Maurizio, un luogo che da quassù sembra quanto mai piccolo e lontano. Un altro mondo.

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