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Sesto appuntamento con la rubrica Donna Time, in collaborazione con lo Zonta Club Ventimiglia-Bordighera. Quest’oggi abbiamo incontrato la dottoressa Sabina Airoldi che ci parla della sua passione, divenuta poi un lavoro, e della sua vita dedicata al mare.

“Ho iniziato 35 anni fa a dedicarmi alla ricerca scientifica”, ci racconta la biologa marina, “con un focus particolare, quello dei cetacei, ovvero le balene e i delfini del nostro Mediterraneo. Ovviamente, dovendomi occupare di questo, mi sono dedicata al progetto che abbiamo nel Ponente ligure, con partenza da Portosole a Sanremo, dove da 32 anni monitoriamo e studiamo tutte le balene e i delfini del nostro mare”.

La sua passione nasce fin da piccola: “Ho sempre amato gli animali. Ricordo che avevo 5-6 anni e trascorrevo le mie giornate in giardino osservando ragni e insetti e infatti ho studiato scienze naturali all’università e una tesi sui ragni. Poi sono passata alle balene. Ho incontrato Giuseppe Notarbartolo Di Sciara, fondatore dell’Istituto Tethys, e dopo un anno dalla sua istituzione ne sono entrata a far parte. Sono 34 anni che mi dedico al mare e ai cetacei, e oltre che a studiarli a cercare di tutelarli e di conservarli”.

La ricercatrice spiega poi i suoi progetti futuri e termina il nostro incontro con una ‘pillola’ di coraggio per tutte le donne: “Ogni volta che vado nelle scuole, alle bambine e ragazze dico sempre una cosa: io sono nata e cresciuta in un piccolo comune vicino Milano, e il mare lo vedevo solo quando andavo in vacanza, ma dentro di me avevo una fortissima passione, ho creduto in quelle passioni, ho studiato tantissimo, e sono riuscita a raggiungere i miei obiettivi. Non tutti diventeranno biologi marini, ma se una persona crede in qualcosa, anche una piccola bambina può farcela, perché io ne sono l’esempio vivente”.

L’intervista completa nel video-servizio a inizio articolo.

Riflessione psicologica a cura della dott.ssa Patrizia Sciolla

“Nello scorso numero abbiamo parlato di come sia importante trovare la felicità nelle cose che arrivano ma per fare questo abbiamo bisogno di imparare a cambiare a modificare le nostre vecchie abitudini ed a radicarne delle nuove. Quante volte ritrovati a dire basta: da domani cambio! Ma poi? Cosa accade dopo? Tutti partiamo con entusiasmo ma poi gestiamo la figlia…

Ecco l’andamento dei buoni propositi:

  • una settimana dopo il 77% mantengono le promesse,
  • due settimane dopo solo il 66%,
  • dopo un mese solo la metà,
  • dopo due mesi il 40%.

Non basta pensare e sperare per realizzare il cambiamento il cervello ama gli automatismi. Le esperienze ripetute rafforzano certe particolari connessioni tra le cellule nervose come tutte le mattine fare la doccia per esempio. Oltre il 45% dei nostri comportamenti quotidiani si basa non su riflessioni consapevoli ma su abitudini. Ecco perché è difficile, il cervello se decidiamo di queste abitudini si mette sulla difensiva e dunque della sola motivazione non ci si può fidare.

Il cervello è come un muscolo che si affatica se lo sottoponiamo ad uno sforzo eccessivo avviene la deplezione dell’io un esaurimento delle sue risorse che rallenta l’attività della corteccia prefrontale decisiva per l’autoregolazione. A quel punto non resistiamo e cadiamo nella tentazione e i gangli della base prendono il sopravvento. Seguiteci dimostreremo come inaugurare percorsi nuovi con piccoli e costanti passi”.

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