Chi segue le pagine social di Comuni, Pro Loco e associazioni che organizzano eventi estivi probabilmente lo ha notato: quest’anno anche in provincia di Imperia sembrano essere aumentate in maniera esponenziale le locandine realizzate con l’intelligenza artificiale generativa, sia che si tratti di ritocchi, sia di creazioni da zero.
Non esistono dati ufficiali sul fenomeno, ma basta osservare a occhio nudo la comunicazione di molte manifestazioni e associazioni locali per notare un cambiamento rispetto al passato.
Anche solo rispetto allo scorso anno, accanto ai tradizionali volantini realizzati con grafiche semplici e le classiche impaginazioni (per così dire artigianali che associamo istantaneamente alle feste di paese, è possibile notare distintamente un cambio di grafica, spesso reso ancor più visibile dai disclaimer sui post dei social.
E’ piuttosto visibile scorrendo ad esempio le pagine di alcune Pro Loco della Valle Argentina, come ad esempio Molini di Triora o Verdeggia, scorrendo le foto a ritroso nel tempo, come è visibile, uscendo dal perimetro delle sagre più convenzionali, ma rimanendo al locale, ad esempio nel manifesto del grande e suggestivo evento di raccolta fondi organizzato questa sera all’interno del Forte di Nava dalla Croce Bianca di Pornassio.
E’ un cambiamento forse piccolo, ma significativo e interessante da osservare, tanto da aver attirato l’attenzione di alcuni quotidiani che stanno trattando la curiosità a livello nazionale.
I sistemi di intelligenza artificiale generativa permettono di creare immagini e grafiche in pochi secondi semplicemente descrivendo ciò che si desidera ottenere.
E le sagre sono un ambito, molto più di altri, che si sorregge in buonissima parte grazie ai volontari che militano nelle Pro Loco, nelle associazioni e i piccoli comitati.
Per decenni questi materiali hanno raccontato un modo spontaneo e locale di promuovere gli eventi, fatto anche di imperfezioni e soluzioni creative nate con pochi strumenti.
Per una piccola associazione o un comitato organizzatore significa poter realizzare una locandina, dall’aspetto anche professionale, senza necessariamente avere competenze grafiche avanzate, senza doversi rivolgere a un professionista. Con un risparmio di tempo e denaro notevole:
Proprio questa facilità d’uso porta anche però a un fenomeno curioso: molte immagini generate con l’IA finiscono per assomigliarsi tra loro.
Il motivo riguarda il funzionamento stesso di questa tecnologia. I sistemi generativi vengono addestrati analizzando enormi quantità di immagini e imparano a riconoscere schemi, stili ed elementi ricorrenti. Quando viene chiesto di creare una “locandina per una sagra”, l’intelligenza artificiale tende quindi a produrre un’immagine che richiama ciò che statisticamente associa a quel tipo di evento.
Ecco perché ricorrono spesso alcuni elementi: colori saturi, speso lo stesso font, forti contrasti, sfondi scuri, luci calde, cibo perfetto e composizioni più o meno ordinate. Non si tratta necessariamente della copia di una locandina già esistente, ma genera quella che considera la rappresentazione più probabile di quel determinato soggetto.
Un piccolo segno dei tempi che racconta come una tecnologia fino a poco tempo fa poco utilizzata sia ormai entrata davvero nell’uso quotidiano, assieme alle opinioni a riguardo, che restano divise.
Da una parte c’è chi considera questi strumenti un’opportunità che permette a chi organizza una festa con risorse limitate di creare rapidamente materiale promozionale più curato e accattivante.
Dall’altra c’è chi teme che l’utilizzo massiccio dell’IA possa far perdere proprio quella spontaneità che per anni ha caratterizzato la comunicazione delle sagre paesane. Una grafica magari meno precisa, ma spesso più riconoscibile e legata alla storia del singolo evento.
Una piccola ma significativa modifica quindi, anche il modo in cui le realtà più piccole raccontano se stesse.
Ma, ironicamente, se le nostre sagre sono effettivamente entrate quest’estate nell’era dell’IA, non si può certo dire invece che siano entrate nell’era degli algoritmi, che sono in realtà da sempre una delle componenti principali delle sagre(e non solo) fin dalla prima.
Anzi, forse la più importante.
Infatti, secondo la definizione standard, in informatica si definisce “algoritmo” come un insieme finito di istruzioni che, partendo da determinati dati iniziali, permette di ottenere un risultato i uscita.
E’ però una definizione che, contrariamente al nostro pensare comune, non viene usato solo per definire qualcosa che sta genericamente dentro a un computer attraversato da energia elettrica(l’informatica è la scienza degli algoritmi, non dei computer).
In questo senso, quindi, all’interno della definizione di algoritmo rientrano a pieno titolo anche le ricette di cucina.
Cosa sono dunque i Sugeli, le lumache di Molini di Triora, la Buridda di Caravonica, se non una sequenza di operazioni che, partendo da ingredienti precisi, porta alla realizzazione di un piatto?
Non l’algoritmo più moderno, né quello più sofisticato, ma probabilmente uno dei più longevi mai esistiti.




