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Imperia ricorda oggi, 10 febbraio, i martiri delle foibe. Questa mattina, presso gli omonimi giardini, è stata deposta una corona d’allora e suonato ‘Il silenzio’.

Presenti alla cerimonia il sindaco del capoluogo Claudio Scajola, il presidente della provincia Domenico Abbo, il prefetto Alberto Intini, il questore Pietro Milone, i rappresentanti dell’associazione Venezia Giulia Dalmazia e le principali autorità civili e militari della città.

Al toccante momento di raccoglimento ha partecipato anche l’esule Lino Vivoda. Classe 1931, nel ’43 aveva appena 12 anni quando su iniziativa del padre scappo in Istria per salvarsi dai bombardamenti: “Ho voluto ringraziare la gente di Imperia per questo ricordo che fa ogni anno dei nostri morti e di quelli come me che sono sparsi in giro per il mondo – ha esordito Vivoda. Quando sono venuto in Liguria, in treno da Ancona a La Spezia, ci accusavano di essere fascisti perché scappavamo da un ‘paradiso’ rosso, quello dei partigiani di Tito che ammazzavano tutti solo perché erano italiani. Soltanto qui a Imperia siamo stati accolti come fratelli”.

Vivoda ha poi raccontato la sua esperienza personale: “Vivevo a Pola quando nel ’43 mio papà ci ha mandati in Istria per sfuggire ai bombardamenti e lì sono capitato in mezzo alla guerra partigiana. Sono stato anche rastrellato dalle ss, mi sono salvato perché conoscevo qualche parola di tedesco. Gli altri che erano con me sono stati tutti portati in Germania, erano 30 e ne sono tornati 4”.