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Un confronto ampio e multidisciplinare ha animato il convegno promosso dal FAI Giovani di Imperia, dedicato al rapporto sempre più stretto tra tecnologie digitali e beni culturali. L’iniziativa, organizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Genova e l’Università degli Studi di Milano, ha riunito studiosi, ricercatori e studenti per riflettere sulle nuove frontiere della valorizzazione del patrimonio.

Al centro dell’incontro, strumenti ormai imprescindibili come intelligenza artificiale, sistemi GIS, modellazione 3D, ortofoto e catalogazione digitale, tecnologie che stanno ridefinendo il modo in cui il patrimonio viene studiato, conservato e raccontato.

Le nuove tecnologie come motore della valorizzazione

A sottolineare il senso dell’iniziativa è stato il capogruppo dei FAI Giovani, Alberto Ammirati, che ha evidenziato come il convegno rappresenti un primo passo verso un percorso più ampio: “Le nuove tecnologie non sono un ostacolo per il patrimonio culturale ma un aiuto, un vero motore per rilanciare il nostro patrimonio”.

Un messaggio chiaro: l’innovazione non sostituisce la tradizione, ma la rafforza, rendendola accessibile a un pubblico più ampio e alle nuove generazioni. L’obiettivo è infatti quello di rendere il patrimonio più fruibile, comprensibile e inclusivo, superando le barriere tradizionali della divulgazione.

IA e matematica per svelare i segreti del restauro digitale

Tra gli interventi, particolare rilievo ha avuto quello del professore associato al Dipartimento di Informatica dell’Università di Genova, Luca Calatroni, che ha illustrato applicazioni avanzate della matematica applicata e dell’intelligenza artificiale nel restauro digitale: “Integrare informazioni visibili e invisibili permette di svelare elementi nascosti e offrire un’esperienza digitale completa”.

Attraverso tecniche basate su equazioni differenziali e analisi delle immagini, è oggi possibile ricostruire dettagli non percepibili a occhio nudo, mantenendo al contempo parametri fondamentali come la coerenza cromatica e le caratteristiche fisiche delle opere. Questi processi servono, per esempio, a rendere visibili a occhio nudo modifiche o censure presenti nei reperti storici, rilevabili solo nell’infrarosso.

Questi strumenti si rivelano cruciali non solo per la ricerca, ma anche per il lavoro dei restauratori, consentendo un monitoraggio preciso dello stato di conservazione nel tempo.

Formazione e nuove prospettive per i giovani

Il convegno ha posto una forte attenzione anche al ruolo delle nuove generazioni, proponendosi come momento di orientamento e stimolo per studenti e giovani ricercatori: “Matematica applicata e intelligenza artificiale rappresentano una grande pista di ricerca per il futuro”, ha detto Calatroni durante l’intervista ai nostri microfoni.

Un invito a sviluppare competenze interdisciplinari, dove scienza, tecnologia e cultura si intrecciano per dare vita a nuove professionalità nel settore dei beni culturali.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso del FAI Giovani, impegnato nella promozione di una cultura della tutela basata su conoscenza, partecipazione e dialogo tra accademia e territorio.

Nel video servizio a inizio articolo le interviste complete ad Alberto Ammirati e Luca Calatroni.