Piercarlo Baldizzone

Il Luogotenente dei Carabinieri – oggi in congedo – Piercarlo Baldizzone è stato insignito della Croce al Merito dell’Arma dei Carabinieri. L’onorificenza, concessagli dal Presidente della Repubblica su proposta del Ministro della Difesa, gli è stata consegnata dal Comandante Provinciale presso gli uffici della Caserma “Somaschini” di Imperia, purtroppo in una cerimonia ristretta e sobria a causa delle misure antipandemiche in atto.

Il riconoscimento è relativo all’impiego del Lgt. Baldizzone nella missione di pace UNTAC in Cambogia, nel corso della quale “con ferma determinazione, eccezionale coraggio e cosciente sprezzo del pericolo, benché disarmato, non esitò ad opporsi a un gruppo appartenente alla milizia locale che stava per assaltare, armi in pugno, un edificio con all’interno circa 30 civili, imponendosi fisicamente tra gli aggressori e l’obiettivo. Di seguito, con una complessa mediazione, induceva i malintenzionati a desistere. Il suo gesto consentiva di scongiurare l’ormai certo scontro a fuoco, salvando numerose vite umane. Chiaro esempio di elette virtù militari e altissimo senso del dovere” Stung-Tremmg (Cambogia), 5-6- maggio 1993.

Un contesto allora difficile, sia dal punto di vista climatico-ambientale, sia per la sicurezza personale, in cui il Lgt. Baldizzone ha saputo destreggiarsi non solo nelle circostanze che hanno successivamente determinato l’attribuzione del riconoscimento, ma anche in altre situazioni: ad esempio, la rimozione di una bomba d’aereo inesplosa; l’aver impedito l’affondamento di una barca e del carico nel fiume Sekong; l’essere stato bersaglio sia di raffiche di AK47 dirette alle installazioni o l’essersi trovato nelle vicinanze dei punti di impatto di colpi di mortaio. È il primo Carabiniere nella provincia di Imperia a ricevere l’onorificenza, istituita per premiare gli “atti di coraggio compiuti in attività militari non belliche svolte dall’Arma dei Carabinieri diretti a salvare vite umane, ad impedire sinistri o ad attenuare le conseguenze, ovvero singole azioni caratterizzate da somma perizia, da cui siano derivati lustro e decoro all’Arma dei Carabinieri” (art. 31 D.Lgs. n. 297/2000).

Quanto descritto nella motivazione è solo un momento della vita professionale del Lgt. Baldizzone. Classe 1960, trentasette anni di carriera iniziata alla Scuola Allievi di Iglesias nel 1980, i primi dieci dei quali passati nelle Stazioni Carabinieri del torinese e dell’alessandrino, per poi frequentare – dall’81 all’83 – la Scuola Sottufficiali ed essere destinato in provincia di Imperia: presso la Stazione di Imperia e di Diano Marina, poi all’estero (in Cambogia, come ricordato, nonché ad Hebron nel 1994 e in Bosnia nel 1996-97); infine 20 anni quale Comandante del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Imperia (nel corso dei quali ha comandato interinalmente tutte le Stazione, “tranne quella di Dolcedo”, ricorda), fino al congedo nel 2017.

In quest’ultimo incarico ha avuto modo di esprimere al meglio le sue capacità e dimostrare la sua particolare attitudine nella polizia giudiziaria, riconosciutagli sia dalla Magistratura, sia dai superiori gerarchici atteso che gli sono stati conferiti tre encomi ed un elogio per l’esito di indagini relative a rapine, truffe, estorsioni, falso documentale e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ha lasciato traccia del suo servizio nell’Arma: i “suoi ragazzi” lo ricordano come uomo tutto d’un pezzo, il “Maresciallo di una volta”, la cui penna non lasciava spazio a contrattazione e scioglieva ogni dubbio a chi leggesse le sue informative.

“Intrattenendoci con lui, dopo la consegna della pergamena e della medaglia, abbiamo ricordato l’episodio in cui – ultracinquantenne – passò due settimane nei giardini pubblici vestito da “clochard” per segnalare ai militari dipendenti le attività di spaccio e i luoghi in cui veniva celato lo stupefacente affinché eseguissero arresti e sequestri: e lui, tanto serio quanto umile, ha concluso con poche parole tale impegno investigativo, a conferma della riservatezza che contraddistingue la sua generazione piemontese: ”Mi sono riposato per un po’…”. Alla domanda – classica – “cosa fa adesso?” afferma, candidamente, “Mi dedico al giardinaggio perché sono figlio di contadini. Leggo molto, sto scrivendo un libro, e vado in testimonianza”.

Una sensazione ha pervaso i presenti alla consegna: il rispetto verso un uomo che ha sempre fatto il suo e più del suo, efficacemente, con una dedizione pari solo alla sua umiltà, senza orari, senza compromessi; verso una persona che non ha mai alzato la voce, perché non ne ha mai avuto bisogno, che è sempre “entrato per primo e uscito per ultimo”, che ha plasmato i militari che ha arruolato o seguito nei primi passi incerti. Il rispetto verso un Carabiniere. Grazie Cavaliere!”

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