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L’immediata vigilia del Festival non sembra proprio essere l’immediata vigilia del Festival. Se si esce da quei circa 200 metri lineari che vanno dall’inizio di via Matteotti lato levante sino alla statua di Mike Bongiorno, pare di essere in un normale periodo di fine inverno. E per la prima volta dopo tantissimi anni non ci sono nemmeno le gigantografie dei cantanti in gara, una caratteristica unica dell’evento sanremese, manifesti che riempivano la città in particolare lungo la passeggiata Imperatrice.

Dire che questo è il Festival della ripresa e della ripartenza suona quantomeno inopportuno se non beffardo. A meno che non ci si voglia riferire a quello dell’anno scorso e allora se si chiede ai commercianti, la risposta non può che essere “..non ci voleva molto”.

“Ci vuol poco, ti piace vincere facile”, dice ridendo sotto la mascherina Fabrizio Rossi del Café Renaissence di Piazza Colombo.

“Per forza dovrà andare meglio ma per il momento non è che si vede molto però se nella settimana del Festival arriva un po’ di gente con libertà di muoversi allora ripartiamo”.

“Controlli ai clienti? Sia quelli che stanno dentro che quelli fuori devono avere il green pass e a noi spettano i controlli. Siccome ancora una volta si prendono le decisioni ma non si analizzano le conseguenze, ho dovuto assumere uno steward che si occupi dei controlli perché i miei dipendenti sono pagati per fare altro. Ci sono gli addetti ai lavori che arrivano prima e se ne vanno dopo ma anche loro sono in numero inferiore rispetto al passato”.

L’atmosfera del Festival non la sto vivendo assolutamente, ci sono un sacco di malati di Covid, il green pass non aiuta e le persone non entrano nei locali, c’è paura e tanti non hanno voglia di essere controllati in continuazione, noi per primi, e non c’è gente in giro, anche gli addetti della Rai quasi non si fanno vedere, non si respira per niente il clima della vigilia”, dice Scilla Crocetta del Caffè Roma.

“L’anno scorso Toti ci ha chiuso una settimana prima del Festival – ricorda – ci siamo tutti arrabbiati e ci hanno lasciato solo il take-away ma per dirla tutta sinora abbiamo lavorato più l’anno scorso di adesso che siamo nel picco della pandemia e non si è voluto cambiare la data. Sinceramente è come se fossimo in lockdown ma non dichiarato probabilmente per non dover distribuire sostegni economici che servirebbero per non morire di fame. Poi la settimana prossima magari chi lavora di sera avrà da fare come gli alberghi e i ristoranti convenzionati ma il lavoro e i clienti del Festival dovrebbero esserci per tutti ma non è così”.