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Finalmente, dopo due anni di restrizioni e pandemia, la Pasqua può essere celebrata nuovamente. Siamo a Ceriana dove la tradizione porta avanti un rito antichissimo che sopravvive immutato nel tempo, superando qualsiasi ostacolo.

La sera del Giovedì Santo la piazza è gremita all’arrivo delle quattro confraternite: i Neri (Misericordia, Sant’Andrea), i Rossi (Santa Caterina), gli Azzurri (Visitazione) ei Verdi (Santa Marta). Giungono dai rispettivi oratori nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo cantando, una confraternita per volta, i Miserere, gli Stabat Mater e le Laudi penitenziali davanti all’Altare della Reposizione. Su di loro svetta il Cristo velato, attorniato dalle voci che riecheggiano nella vallata.

Molti i presenti attirati da questo rito che risuona nelle voci e nelle pietre di Ceriana, con padri che tramandano ai figli la propria appartenenza alla confraternita e tanti turisti stranieri che hanno voluto imparare i canti e partecipare attivamente alla vita del paese. Un rito antico, fuori dal nostro tempo frenetico. Un momento che ci fa ricordare quanto la ricchezza dei nostri borghi non risieda solo nelle opere d’arte e negli edifici, ma nella gente che li vive e non lascia scorrere via la tradizione. Una serata di una Liguria d’altri tempi.