amadeus festival sanremo

Le dichiarazioni di Amadeus prima e le successive rassicurazioni di Stefano Coletta direttore di Rai 1 subito dopo, hanno aperto i giochi per il prossimo Festival di Sanremo sul quale resta un’ombra che crea una certa inquietudine.

“Senza pubblico in sala non ci potrà essere nessun Festival” ha detto il confermatissimo conduttore e direttore artistico nel corso di un evento nella vicina provincia di Cuneo, aggiungendo che “..il Sanremo 2021 non ha un piano B: o con il pubblico o niente”.

Affermazione tranchant che il direttore di RaiUno ha subito voluto ‘aggiustare’ dicendo che il Festival si farà a prescindere, adattandosi alla situazione contingente che si proporrà all’inizio del prossimo mese di marzo quando, dal 2 al 6, è prevista l’edizione n.71 della kermesse canora. È molto probabile che i principali sponsor del Festival siano sobbalzati sulla sedia e che abbiano subito chiesto alla Rai di chiarire se esiste veramente la possibilità di un rinvio o addirittura l’annullamento del Festival, la ‘gallina dalle uova d’oro’ per la tv di Stato che da quell’evento ricava milioni di utili, record di ascolti e di immagine.

Voci di corridoio dicono che anche al sindaco di Sanremo non sia per niente piaciuta la boutade di Amadeus: Biancheri gli avrebbe anche telefonato per chiedere chiarimenti, invitandolo a remare nella stessa direzione per non creare allarmismi deleteri.

Un altro mal di pancia riguarda lo spostamento di un mese della data, dai primi di febbraio ai primi di marzo. Chi si lamenta per questo motivo sono alcuni albergatori, e soprattutto i loro dipendenti, che applicano la chiusura invernale e di solito riaprono proprio in occasione del Festival. Ferme restando le date di chiusura, di solito intorno ai primi di novembre, slitteranno invece quelle della riapertura, con un mese in meno di possibili incassi ed un mese in meno di stipendio per i dipendenti.

Resta il fatto che il momento è particolarmente delicato nei rapporti che regolano Rai e Comune. Il rinnovo della convenzione triennale, scaduta con l’edizione scorsa, non è ancora stato firmato e mentre Palazzo Bellevue vorrebbe un accordo almeno pari a quello precedente (tre anni a cinque milioni all’anno per l’utilizzo del marchio ‘Festival della Canzone Italiana’) la Rai fa melina con il l’intento forse di cavarsela con una proroga di un solo anno in attesa di vedere l’evoluzione degli eventi.

Come già successo in passato quando i rapporti tra le due parti si sono fatti più tesi del solito, inizia di nuovo a girare la malaugurata ipotesi di uno spostamento della sede del Festival a Roma, una soluzione ‘in house’ che ogni tanto viene paventata per poi svanire, almeno sinora.

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