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Si chiama Eugenia Genovese e da oltre quattro anni, nonostante la sua giovane età, opera come volontaria nella Caritas di Ventimiglia.

“Con il team di cui faccio parte – dice – ci occupiamo esclusivamente di famiglie con bambini e di minori non accompagnati. Le mamme che incontriamo dimostrano tanta stanchezza ma i loro bambini sono molto contenti di trovarsi in questo spazio dedicato nel quale possono giocare e divertirsi, un diritto che spesso gli viene negato”.

“La maggior parte di questi migranti raggiunge la Libia, che definiscono un inferno, da altre zone dell’Africa – spiega – poi attraversano quel tratto di Mediterraneo per cercare di sbarcare in Sicilia e da lì arrivano a Ventimiglia con l’obiettivo di attraversare il confine francese e realizzare il sogno di una vita migliore”.

“Pochi giorni fa è arrivata una donna con la sua bambina dopo aver fatto ben due mesi di quarantena durante i quali ha partorito e quindi tecnicamente ha messo al mondo un’italiana che ha due settimane di vita: lei era stremata, la piccola un vero angelo. Ma ricordo anche quella mamma con due bambini più grandicelli che ha già tentato ben dieci volte di raggiungere il marito in Francia”.

“Dopo questo lungo periodo di volontariato – dice Eugenia – mi sento sempre più responsabile e coinvolta quando capitano situazione del genere, non ci si fa mai il callo. Noi cerchiamo sempre di non essere troppo invadenti, di non indagare ma se loro ci vogliono raccontare la loro storia noi siamo ben felici di ascoltare e cercare di alleggerire il loro peso con parole di conforto e di speranza”.

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