“Nel 2019 camminando per Parigi, i miei occhi videro un piccolo libro per terra. Era “Oscariana” di Oscar Wilde. Cercai invano il suo proprietario, il libro era nuovo appena comprato con ancora la ricevuta al suo interno, non trovai nessuno che lo reclamasse e così decisi di portarlo a casa con me. Qualche giorno dopo cominciai la stesura del primo brano di questo disco, “Oscariana”, con l’idea di sovrapporre diversi livelli di suono”. Queste le parole del musicista imperiese Christian Lavernier, che annuncia l’uscita del suo nuovo album dal titolo ‘Aria’.

“Ho sempre sognato di suonare con me stesso, ma per una ragione o per l’altra, non ho mai trovato la via per renderlo possibile. Questa poteva essere l’occasione giusta. La Soñada poteva seguirmi in questo viaggio, anzi credo che ne abbia tracciato il percorso ancora prima che io suonassi la prima nota. Decisi di sovra incidere tre tracks una sopra l’altra, tre Soñade, tre linee, tre me. Questo lavoro ha richiesto circa due anni di studio e la costruzione di partiture individuali, come fossero tre strumenti differenti e tre strumentisti che si incontrano a Parigi in un giorno qualsiasi e decidono di fare musica insieme. Ho esplorato meglio le possibilità di questo strumento meraviglioso a undici corde, i suoi colori, lavorando sul suono vivo, il suo carattere. Ho conosciuto (o forse ri-conosciuto) quei tre musicisti così diversi, con le loro paure e il loro modo di vedere la musica. È un lavoro che raccoglie gli ascolti personali e le sonorità di molti anni di vita, dalla musica classica alla musica contemporanea passando per il Jazz. Ho cercato di far dialogare quei tre musicisti che si sono odiati e amati e che alla fine hanno deciso di fare musica insieme, senza avere nessuna pretesa se non quella di trovare un’immagine sonora e personale che potesse rappresentarli davvero. É stato un viaggio emozionante, alcune volte spaventoso, come tutti i viaggi, e come tutti i viaggi è arrivato alla fine. Aria come quella che respiriamo, Aria come il soffio di un vento che non conoscevo e che è stato compagno quotidiano in questi due anni di ricerca.”

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