Da quando è sceso in campo nel 2015 e ha vinto, un po’ a sorpresa, le Regionali, Giovanni Toti non ha sbagliato un colpo (elettoralmente parlando). Dopo aver conquistato lo scranno di governatore ligure, ha infilato una serie di vittorie sorprendenti in città storicamente rosse: Savona, Genova e La Spezia. E anche il risultato delle Politiche, che hanno visto il centrodestra affermarsi come prima compagine tra le due Riviere, conferma il prolungarsi della luna di miele tra l’elettorato ligure e il presidente della Regione Liguria.

Il modello Toti, così come è stato descritto, vince perché, in un quadro politico tripolare e con un elettorato spesso disorientato, offre la certezza di uno schieramento compatto, basato sull’alleanza tra Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega, col ruolo del Carroccio tuttavia più in risalto rispetto a quanto non fosse nella storica alleanza creata a suo tempo da Silvio Berlusconi.

Fino ad oggi, tuttavia, il modello Toti si è presentato alle elezioni in situazioni in cui il centrodestra rappresentava l’alternativa, l’occasione per “cambiare il vento”, per usare un’espressione cara al governatore, in territori abitualmente governati da una classe dirigente di centrosinistra. Nel Ponente ligure non è così. I risultati delle elezioni politiche dimostrano ancora una volta come la provincia di Imperia sia un fortino sicuro del centrodestra e questa, paradossalmente, non è una buona notizia per Giovanni Toti.

Perché il modello che porta il suo nome per imporsi nelle città al voto tra poche settimane nel Ponente – Imperia, Bordighera e Vallecrosia per citare le più importanti – dovrà fare i conti con equilibri interni al centrodestra più complessi.

Partiamo dalla città capoluogo, dove – ormai è noto – il nodo principale riguarda il ritorno in campo di Claudio Scajola. La presenza dell’ex ministro rischia infatti di far saltare l’unità del centrodestra, che potrebbe presentarsi agli elettori con due diversi candidati a sindaco. Sulle strategie inciderà il ruolo della Lega, che – forte del risultato delle politiche che la vede primo partito a Imperia – non accetterà di ingoiare decisioni calate dall’alto. L’unica soluzione, al momento, sembrerebbe essere quella di una candidatura a sindaco dell’altro Scajola, Marco, assessore regionale e totiano di ferro, di fronte alla quale anche Claudio Scajola farebbe un passo indietro, come ha dichiarato lui stesso.

Scenario molto complesso anche a Bordighera, dove la posizione del sindaco uscente Giacomo Pallanca, espressione di una lista civica ma di chiara estrazione moderata, sta creando scompiglio all’interno del modello Toti. Pallanca avrebbe infatti il supporto della Lega, che lo vorrebbe come candidato sindaco di tutto il centrodestra, mentre dentro Forza Italia ci sarebbero ancora numerosi mal di pancia. Per il momento si prende tempo, ma la sensazione è che se la situazione dovesse perdurare ancora per molto Pallanca potrebbe andare nuovamente da solo, come già avvenuto cinque anni fa.

Situazione invece ormai compromessa a Vallecrosia, dove il centrodestra si divide addirittura in tre parti. La Lega sostiene l’amministrazione uscente, che ricandiderà il sindaco Ferdinando Giordano, con l’appoggio dell’assessore leghista Emidio Paolino. Contro si troverà Fabio Perri, referente di Forza Italia a Vallecrosia, e Armando Biasi, ex sindaco del centrodestra ed ex vice coordinatore provinciale del Popolo della Libertà. Saranno dunque in tre a pescare dall’elettorato di centrodestra, con il rischio che a beneficiarne – alla fine –  sia il quarto candidato: quel Silvano Croese, che ancora deve ufficializzare la propria candidatura e che sarà a capo di una lista un po’ Pd e un po’ civica.

Le elezioni amministrative che si terranno tra poche settimane nel Ponente ligure rappresenteranno dunque un vero e proprio “stress test” per il modello Toti, che – elemento non secondario – dovrà fare i conti anche con le decisioni che verranno assunte dai partiti nazionali per superare l’impasse in Parlamento e provare a formare un governo. Per quanto riguarda le strategie a Ponente servirà molta diplomazia e capacità di dialogo per evitare una spaccatura – pericolosa anche per il futuro – all’interno del centrodestra.