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“Quello del ministro Schillaci è un decreto che si inserisce in una specifica categoria, quella dei “decreti pre-elettorali”: tanto clamore senza che cambi nulla per i cittadini. Un modello bocciato da alcuni sindacati dei medici e da tutte le Regioni, che hanno subito preso le distanze per non essere state coinvolte, tranne dalla Liguria che per mezzo del suo assessore alla Sanità ha anche aggiunto che molto di quanto proposto è già realtà, peccato che i cittadini non se ne siano accorti, visto che continuano ad aspettare mesi per alcuni esami e visite diagnostiche. Tutti i tentativi messi in campo finora dalla Giunta per ridurre le attese, infatti, si sono rivelati inefficaci e insufficienti. Come può il governo pensare di risolvere il problema delle liste d’attesa senza incrementare le risorse a favore del Sistema Sanitario? Il decreto Schillaci non mette un solo euro in più, ricalca disposizioni già esistenti in altre norme – per lo più inapplicate o disattese – e annuncia tagli delle liste d’attesa che l’esperienza sul campo ci dice che non ci saranno. Il fabbisogno espresso dalle Regioni per tutelare il sistema sanitario nazionale e garantire i bisogni di salute dei cittadini ammonta a 4,5 miliardi di euro, mentre nel decreto sbandierato dal Governo di quei fondi necessari non c’è neanche l’ombra, solo 250milioni per l’abbattimento della tassazione Irpef sugli straordinari dei medici. Senza risorse per nuove assunzioni, senza un piano finanziario per rimborsare i cittadini che si rivolgono al privato in caso di attese superiori ai limiti previsti dalla prescrizione, come previsto e annunciato dal decreto, non si arriva da nessuna parte. Siamo come sempre agli slogan, come quello delle visite e degli esami di sabato (che in alcune strutture si fanno già) e di domenica. Come si può pensare che i direttori generali organizzino visite ed esami il fine settimana se manca il personale per i giorni feriali e i turni sono già al limite legale e umano? Ci sono aziende sanitarie, in particolar modo quelle periferiche, fortemente sottorganico.

Nessuno può negare che senza la partecipazione del privato molte prestazioni non potrebbero essere erogate, ma il continuo incentivo all’aumento di prestazioni private per ottenere risultati nel breve periodo erode lentamente il servizio sanitario pubblico, senza contare che con questo decreto non si incoraggia la presa in carico del paziente ma, al contrario, lo si abbandona a sé stesso tra un tentativo e l’altro di ottenere una prestazione.

In estrema sintesi, si tratta di un decreto ‘fuffa’ a cui seguirà un disegno di legge se possibile ancora peggiore: il governo potrà imputare infatti ai direttori generali la probabile mancata solvenza del rispetto delle liste d’attesa, con il risultato che il Ministro potrà commissariarli e sollevarli dall’incarico. Una presa in giro sulla pelle dei cittadini. A quel punto le Regioni non governeranno più la sanità e sarà più difficile controllare la gestione della sanità territoriale. Alla luce di tutto questo, stupisce ancora di più la posizione dell’assessore alla Sanità. Ma qui si sa gli annunci valgono più della realtà dei fatti”, così i consiglieri regionali del PD Enrico Ioculano e Armando Sanna.