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Si va a passo spedito verso il 20 dicembre, data in cui il giudice Silvana Oronzo dovrà esprimersi sul concordato preventivo di Rivieracqua, la società creata per gestire il servizio idrico integrato nel Ponente ligure, che oggi si trova in una drammatica situazione economico-finanziaria.

In ballo ci sono centinaia di posti di lavoro tra dipendenti diretti e lavoratori indiretti. Sono diverse le responsabilità degli amministratori locali, attuali e passati, secondo il segretario generale provinciale della CGIL Imperia, Fulvio Fellegara.

“Di questa vicenda – commenta – restano tutte le perplessità e le preoccupazioni per come la politica di questa Provincia ha trattato l’argomento in questi ultimi anni: i continui ritardi, i continui bisticci, i debiti tra le varie società, la nascita stessa di Rivieracqua come società consortile dove uno vale uno, per cui il sindaco di un comune minuscolo conta quanto i comuni più grossi. Insomma, tante situazioni che hanno complicato un percorso, tra cui i concorsi su cui indaga la Magistratura e sulla questione mi fermo qui.”

“Siamo quasi arrivati alla fatidica data del 20 dicembre nella quale scopriremo se Rivieracqua sarà ammessa all’iter di concordato e potrà avere un futuro oppure no. Nel frattempo i sindaci hanno preso decisioni che non ci fanno piacere,” aggiunge.

Nonostante il referendum con il quale i cittadini si erano espressi a favore dell’acqua pubblica, da qui la nascita stessa di Rivieracqua nel 2012, durante l’ultima assemblea i sindaci del Ponente ligure hanno deciso di andare verso una società mista a guida pubblica.

“L’acqua è un bene pubblico e dovrebbe essere gestito da una società interamente pubblica. Fino ad oggi è stato così, ma i sindaci si sono assunti l’onore di ragionare sull’ingresso di un privato tramite un bando per una quota che va dal 30 al 49 per cento. Non è la soluzione che avremmo auspicato, devo anche dire che l’altra opzione era anche peggio: un fallimento sarebbe catastrofico per la Provincia. Oggi la priorità rimane il salvataggio dei posti di lavoro e il mantenimento di un servizio che deve rimanere a guida pubblica,” conclude Fellegara.