[beevideoplayersingle adstype=”video-ads” videourl=”https://vimeo.com/206698561″ videoadsurl=”https://vimeo.com/224092271″ adsurl=”https://www.sialpieve.com/”]Duecento carabinieri coinvolti, un elicottero e 15 arresti.

Questo il bilancio del blitz avvenuto il 14 dicembre 2012 dopo due anni di indagini, pedinamenti e investigazioni.

Partita all’alba, l’operazione La Svolta scosse l’opinione pubblica e portò sotto gli occhi di tutti la presenza della criminalità organizzata anche nella provincia di Imperia.

Non una novità, ma di fatto una realtà ben nascosta all’interno dell’economia legale locale e non così palese come in altre regioni italiane.

A prescindere dai recenti sviluppi giudiziari, la vicenda lasciò nei cittadini anche l’immagine torbida di un legame tra politica e criminalità che ci fece aggiudicare l’appellativo di “sesta provincia della calabria” secondo il presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi.

Un modus operandi diverso, meno riconoscibile ed eclatante, ma altrettanto pericoloso. Ne abbiamo parlato con Stefano Padovano, criminologo e autore del libro “Mezzo secolo di ritardi. Saggi sul crimine organizzato in liguria”.

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