Covid, Arma di Taggia: somministrati anticorpi monoclonali a 8 pazienti positivi nella rsa “Le Palme”

Questa mattina un’equipe sanitaria di Asl1 coordinata dal dottor Giovanni Cenderello primario della S.C. Malattie Infettive dell’ospedale “Borea” di Sanremo, si è recata presso la RSA “Le Palme” di Arma di Taggia, per la somministrazione di farmaci monoclonali.

L’intervento si è reso necessario per via della positività al Covid-19 di alcuni ospiti della RSA ed a riguardo il primario Cenderello ha spiegato: “Abbiamo somministrato ad 8 pazienti i monoclonali al di fuori di un ospedale, al di fuori di una struttura di day hospital ma utilizzando una forma di ospedalizzazione territoriale coadiuvati dalle eccellenze del nostro personale infermieristico, oltre al supporto della Direzione Aziendale di Asl1. Siamo riusciti – prosegue Cenderello – a portare la terapia monoclonale in una struttura dove sono ricoverati anziani fragili che avevano assolutamente necessità. Si tratta di una terapia precoce e tempestiva, efficace nei confronti del Covid che evita al malato la progressione di patologia ed evita lo spostamento in un contesto altamente destrutturato e con un alto impatto sulla psicologia dell’anziano fragile, oltre a ridurre i ricoveri e gli accessi al pronto soccorso”. Ancora Cenderello: “La loro fragilità è l’elemento fondamentale che li caratterizza, ossia li rende meno responsivi alla vaccinazione ma la terapia con monoclonali è stata ideata e pensata proprio per questo tipo di pazienti. Per dare – conclude il clinico – una attività immunologica nei confronti del virus a chi non riesce a crearla di suo: l’età ed i problemi precedenti di salute riducono la capacità dell’organismo di rispondere allo stimolo vaccinale”.

“La Liguria è all’avanguardia anche per la cura del Covid – ha spiegato il presidente di Regione Liguria e assessore alla Sanità Giovanni Toti. – Per la prima volta è infatti stata somministrata la terapia a base di farmaci monoclonali in una Rsa, con la collaborazione di un’equipe Asl/ospedaliera. Una cura che, per ottenerne il massimo dei benefici, deve essere utilizzata repentinamente e nelle fasi precoci della malattia, su soggetti fragili, con più di 65 o con comorbidità”.

Per questo dopo un’attenta valutazione da parte dell’equipe medica si è deciso di percorrere questa strada che ha già dato risultati importanti anche nell’equipe del professor Bassetti, all’Ospedale Policlinico San Martino”.

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