Quando si evita a ogni costo di ritrovarsi soli, si rinuncia all’opportunità di provare la solitudine, quel sublime stato in cui è possibile raccogliere le proprie idee, meditare, riflettere, creare e in ultima analisi dare senso e sostanza alla comunicazione.”

“Oggi vorrei partire da questa frase di Bauman Zygmunt, – dice la dottoressa Patrizia Sciolla, psicologa e psicoterapeuta – perché in questo momento ci sono tante persone a casa da sole, isolate, tra cui anziani che potrebbero anche morire da soli. La solitudine non dovrebbe spaventarci così tanto anche perché è la condizione della natura umana, con cui prima o poi, tutti dobbiamo fare i conti.

La cosa grave della nostra società è che abbiamo la tendenza a scappare da quello che non piace, che fa paura e male. Abbiamo la possibilità, in un mondo sufficientemente ricco, di trovare sostituti che non sono solo andare a lavorare, ma uscire, fare attività, viaggiare ripetutamente, riempiamo la nostra vita così tanto che la solitudine non la conosciamo e diventa per noi un mostro da cui fuggire. La prima opportunità è scoprire cosa sia la solitudine e che può diventare una nostra compagna di vita e trasformare questi momenti in una occasione, uno spazio per conoscere chi siamo. Scoprire la nostra parte interna, riconoscerci, ritrovarci e affrontare la nostra paura. Provare a stare con la nostra solitudine anche se fa male, noteremo che dopo pochi istanti quella angoscia che proviamo con lo stare a contatto con noi stessi inizia a prendere una forma più accettabile. Di conseguenza andiamo a riscoprire le nostre caratteristiche più importanti, le risorse che abbiamo completamente dimenticato”.

“In questo periodo difficile – prosegue la dottoressa Sciolla – potremmo scrivere un diario dove raccontiamo quello che stiamo vivendo e riscoprire le nostre vecchie passioni. Ricordo, inoltre, che la parola terrore ha la stessa radice di terra, quindi questo virus ci sta riportando alla terra, alle cose reali, ci sta rimettendo in contatto con noi stessi. Jung diceva che aveva bisogno della solitudine, trascorreva molti giorni nella solitudine perché era il suo modo di guarire da tutta la futilità delle parole. Nella solitudine possiamo ritrovare nuovi modi di stare bene con noi stessi. Mi dispiace di più per quello che non si può fare in questo momento e cioè piangere insieme le morti dei nostri cari, i funerali, i rosari, sono un mezzo per accompagnare il defunto e per permettere a noi di salutarlo e di stare insieme. Ci tengo infatti a ricordare, – conclude la dottoressa – che lo sportello di ascolto dell’Associazione Noi4You è attivo e si possono fare colloqui online, in momenti in cui si ha bisogno.”

Il numero dello sportello è il seguente: 334 9999304.