Coronavirus, la Francia mette in dubbio Schengen. On. Di Muro: "Così l'Europa non va avanti"

Chiuse le frontiere e sospeso il trattato di Schengen. Queste le misure più eclatanti prese, da mezzogiorno di oggi, dal presidente francese Emmanuel Macron per limitare il contagio da coronavirus.

Misure che non sono andate giù all’onorevole ventimigliese Flavio Di Muro, membro della commissione incarica di vigilare proprio sul rispetto del trattato di Schengen.

L’onorevole ha attaccato ai microfoni di Riviera Time la politica europea puntando il dito sul mancato coordinamento nel momento dell’emergenza e sul senso stesso della comunità.

“Non solo la Francia ma anche la Spagna, la Germania e tanti altri Paesi. Purtroppo abbiamo scoperto, come diciamo da tempo noi della Lega, che alla fine l’Italia rimane sempre da sola – esordisce Di Muro ai microfoni di Riviera Time. Ci sarà quindi da rivedere anche il governo, la struttura e il concetto stesso dell’Europa passata questa emergenza. Noi siamo qui a Ventimiglia, abituati ad avere un rapporto con la Francia di questo tipo. È dal 2015 che la Francia, unilateralmente sospende Schengen per quanto riguarda il flusso dei controlli migratori verso il proprio paese creando problemi di ordine pubblico e sicurezza a Ventimiglia e non solo. Oggi si scoprono nuove considerazioni sull’accordo. Così non si può andare avanti. L’area Schengen così non va avanti e la stessa cosa vale per l’Europa.

“L’Europa quantomeno avrebbe dovuto coordinare l’azione dei vari stati – prosegue. È incredibile che l’Italia abbia adottato dei protocolli di sicurezza e delle norme restrittive, giustamente, per uscire prima da questa emergenza mentre la Francia e Monaco si stanno adeguando solo negli ultimi giorni. Il virus non conosce frontiere fisiche e barriere, si diffonde se ci sono flussi tra persone umane anche di nazionalità diverse. L’Europa in questo è stata assente e mi dispiace perché ancora una volta i frontalieri sono stati dimenticati. Di questo mi farò carico con il governo nazionale e degli altri paesi, ma purtroppo va constatato che i frontalieri sono rimasti ancora ai margini delle decisioni politiche”.