È tornato alla ribalta in queste ore il tema delle concessioni balneari, dopo l’impugnazione da parte del Governo delle leggi regionali della Liguria che prevedono una proroga trentennale dell’affidamento delle spiagge.

In particolare, il Consiglio dei Ministri ha impugnato la legge regionale sulla “Qualificazione e tutela dell’impresa balneare”, “in quanto – si legge nel comunicato finale del consiglio – alcune si pongono in contrasto con la disciplina europea, pregiudicando altresì la libera concorrenza”.

Inoltre, secondo il Governo, le norme in questione, “configurando un regime di preferenza per i soggetti titolari di concessioni in atto, si pongono in contrasto con il diritto europeo e con la disciplina nazionale in materia di concessioni, in violazione dell’articolo 117 della Costituzione”.

Dura la replica dell’assessore regionale al Demanio Marco Scajola, tra i maggiori oppositori a livello nazionale della direttiva Bolkestein, che prevede la messa all’asta delle concessioni. “È pazzesco che con tutti i problemi presenti in questo Paese, il Consiglio dei Ministri si riunisca per bloccare l’iniziativa delle regioni, dopo che su questo tema non è stato fatto nulla o è stato fatto male”, dichiara Scajola.

La situazione resta estremamente intricata. Interessati alla questione ci sono 30mila concessionari in Italia, de quali circa quattromila in Liguria, che nel corso degli ultimi anni più volte hanno denunciato gli effetti negativi che – a loro dire – tale situazione sta causando, in particolare in termini di perdita di investimenti sulle strutture.

Chi invece guarda con favore alla normativa europea, avallata anche da una sentenza della Corte di Giustizia Europea, vede nella messa all’asta delle concessioni balneari la possibilità di aprire il settore a nuovi soggetti e di offrire servizi migliori agli utenti.

La partita va avanti. Una partita dagli equilibri delicati, dall’esito della quale passerà anche un pezzo importante del futuro turistico del Ponente ligure.