Olio

Con il crollo della produzione delle olive a livello nazionale, le famiglie del Belpaese devono dire addio a quasi 1 bottiglia su 3 di olio extravergine Made in Italy, mentre l’esplosione dei costi mette in ginocchio le aziende agricole e l’inflazione generata dal conflitto in Ucraina fa schizzare alle stelle i prezzi al dettaglio. È quanto emerge dall’esclusivo report “2022, la guerra dell’olio Made in Italy”, realizzato da Coldiretti e Unaprol e diffuso in occasione dell’avvio lungo tutta la Penisola della raccolta delle olive 2022/2023.

“Con l’esplosione dei costi di produzione, aumentati in media del 50% – spiegano Gianluca Boeri Bruno Rivarossa, Presidente di Coldiretti Liguria e Delegato Confederale, sulla base dei dati Crea diffusi da Coldiretti e Unaprol in occasione dell’inizio della settimana internazionale dell’olio extravergine d’oliva (13-18 settembre)–  quasi 1 azienda olivicola su 10 (9%) lavora in perdita ed è a rischio chiusura. A pesare, in particolare, sono i rincari diretti e indiretti determinati dall’energia, con olivicoltori e frantoiani costretti a fronteggiare l’incremento dell’elettricità, i cui costi sono letteralmente quintuplicati. Una situazione a cui ha contribuito anche la siccità devastante dell’ultimo periodo, fenomeno con un’entità mai vista negli ultimi 70 anni, che ha messo in stress idrico gli uliveti, danneggiando prima la fioritura e poi le gemme, e che ha coinvolto le piantagioni di tutta Italia, colpendo in maniera più massiccia tutte le zone in cui non si è potuto intervenire con le irrigazioni di soccorso per dissetare e rinfrescare le piante”. Ma non solo: in questo scenario, diverse aziende hanno scelto consapevolmente di non intervenire, a causa degli elevati costi di carburante, elettricità, service e prodotti di supporto alla nutrizione dei terreni.

E, mentre per le imprese i costi crescono e i ricavi scendono, il carrello della spesa delle famiglie registra ingenti aumenti dei prezzi al dettaglio per la maggior parte dei prodotti da tavola, con proprio l’olio extravergine d’oliva in pole position per ulteriori rincari, attesi sugli scaffali con l’arrivo delle nuove produzioni, nel prossimo autunno. “Contrariamente ad altre zone d’Italia – continuano il Presidente di Coldiretti Liguria e il Delegato Confederale – nonostante questa concomitanza di eventi avversi, in Liguria si segna quest’anno un aumento produttivo”.

“Occorre intervenire quanto prima – concludono Boeri e Rivarossa – per salvare un patrimonio unico del nostro Paese, il quale vanta oltre 250 milioni di piante che tutelano non solo l’ambiente e la biodiversità, ma anche un sistema economico del valore superiore ai 3 miliardi di euro, grazie al lavoro di un sistema di circa 400mila imprese tra aziende agricole, frantoi e industrie di trasformazione, che producono un alimento importante per la salute che non deve mancare dalle tavole degli italiani. Solo nella nostra regione vengono prodotte e acquistate alcune tra le etichette più note di olio extravergine d’oliva, tutte rigorosamente appartenenti alla DOP Riviera Ligure, declinata, poi, territorialmente nelle sottozone Riviera dei Fiori, Riviera del Ponente Savonese, Riviera di Levante. L’olivicoltura ligure e italiana rappresenta un patrimonio economico, culturale e storico che deve essere tutelato. Serve urgentemente un piano strategico nazionale dell’olivicoltura: non possiamo più aspettare”.