Il dottor Ravera sul caso Silvia Romano: “Il pericolo è ovunque, aspettiamo a dare giudizi

Il caso ‘Silvia Romano’ ha spaccato in due l’Italia sollevando una polemica discussione tra opposti modi di pensare, partendo dalla domanda se era il caso di recarsi in zone potenzialmente pericolose per fare del bene al prossimo. Abbiamo voluto interpellare chi da anni presta la sua opera in un centro semi-sperduto in Sierra Leone, lo stimato psicologo sanremese Roberto Ravera presidente della onlus FHM Italia.

“Non mi sento di esprimere pareri personali su una ragazza che non conosco – dice Ravera – penso che serva cautela nel giudicare una persona che è rimasta 18 mesi prigioniera di criminali che si ammantano di ispirazioni religiose. Quello che può succedere ad una ragazza giovane come Silvia Romano, sola, sperduta, terrorizzata, non è difficile da immaginare per chiunque si ritenga intellettualmente onesto. Ogni giorno può essere quello che ti uccidono, in un clima del genere questa ragazza ha vissuto pressioni psicologiche enormi”.

“A quelli che dicono ‘si può fare del bene anche in Italia’ io voglio chiarire: chi come me e come noi che andiamo in Africa non lo facciamo per fare della carità ma andiamo a lavorare come volontari per aiutare le persone del posto a portare avanti progetti professionali con lo scopo di insegnare, istruire, supportare affinchè le persone locali sviluppino competenze altrettanto professionali, nel nostro caso in ambito socio-sanitario. Abbiamo costruito una scuola e ambulatori medici e alle persone del posto abbiamo insegnato come farle andare avanti. Oggi è in atto una revisione critica sui progetti di cooperazione che ha portato ad escludere il mandare denaro o fare la carità a pioggia, non serve. Loro hanno bisogno di conoscenze e competenze e credo che Silvia Romano fosse lì come educatrice di bambini che vivono in un ambito certamente difficile”.

Si trovava in una situazione potenzialmente pericolosa? E’ stata un’imprudente?

Il pericolo è ovunque – spiega – non solo in Kenia ma in tutta l’Africa, così come in Asia o in Sud America, e non si tratta solo di rapimenti ma incidenti stradali, rapine con coltelli puntati alla gola solo per rubare un telefono. L’apprensione di un genitore nei confronti di figli lontani la capisco ma se diventa un pretesto ideologico solo per dare giudizi allora chiedo cautela”.

Se all’arrivo in Italia avesse indossato abiti all’occidentale sarebbe stato meglio?

“Le persone parlano senza conoscere il trauma che subiscono le vittime e i tentativi che adottano per crearsi uno spazio di sopravvivenza in mezzo a pericoli straordinari – dice il dottor Ravera – io penso che questa ragazza sia stata costretta in qualche modo ad assumere un’identità anche protettiva nella situazione in cui si è trovata. E ci può stare che abbia avuto un riflesso sulle sue scelte religiose. Lasciamola elaborare e poi vedremo. Ma se fosse nostra figlia ci farebbe piacere sentire questa forma oppressiva di giudizio? Conviene il silenzio e aspettare. Tutti i genitori, di ideologia di destra, di centro e di sinistra, che hanno veramente a cuore l’onore del nostro Paese in questo momento dovrebbero solo fare silenzio e aspettare che il tempo e l’elaborazione del trauma diano a Silvia la possibilità di fare le scelte che riterrà più opportune. Resta il fatto che, secondo me, lei è una ragazza straordinaria e generosa che rappresenta la meglio gioventù della nostra nazione”.

Consiglierebbe ad una giovane o ad un giovane un’esperienza del  genere?

“Nel mio lavoro quotidiano ho a che fare con tanti giovani che vivono situazioni di apatia e depressione, stanno ore e ore davanti al computer e giocano soldi online, usano sostanze, buttano via la loro vita, in un conflitto perenne con se stessi e con gli altri. Se noi viviamo in questo mondo dobbiamo, come genitori, accettare l’idea che per crescere, i nostri figli si trovino ad affrontare delle sfide anche sotto forma di pericolo, in modo sensato e certo senza buttarsi allo sbaraglio. Senza dimenticare che ogni anno in Italia ci sono 6mila morti per incidenti stradali e di questi sono tantissimi i giovani che magari si bevono cinque aperitivi e poi si mettono alla guida magari dell’auto super-potente prestata dai genitori. Quindi il mio consiglio è di pensare a cosa è utile per i nostri figli e accettare anche richieste di andare a fare esperienze di volontariato, in Italia o all’estero. Ma quando un giovane sceglie di andare fuori dai confini, mette a confronto se stesso con la complessità del mondo, in termini di lingua, cultura, abitudini, un percorso utile anche per scoprire il mondo che ha dentro”.

“Un genitore – prosegue Ravera – che ama davvero i propri figli dovrebbe pensare che il viaggio nella vita è un’esplorazione fatta di pro e contro, di effetti  benefici e anche rischiosi. Cos’altro potremmo augurarci di meglio per i nostri figli?”

Tornando alle polemiche su Silvia Romano, agli insulti e alle preannunciate querele: meno male che dalla lunga quarantena dovevamo uscirne migliori…

“Penso che la natura umana debba sempre fare i conti con se stessa – dice il dottor Roberto Ravera – ci sono persone che sono refrattarie a tutto, hanno atteggiamenti costanti di rivendicazione e di malizia. Vorrei lanciare un appello ai miei concittadini: contare sino a tre prima di giudicare o imparare a capire le intenzioni degli altri come ci insegna l’arte della vita. Siamo davanti ad una sfida veramente molto importante e difficile, non si possono più rimandare i grandi nodi rimasti in sospeso, e uno di questi è la capacità di essere tolleranti perché rischiamo di creare intorno a noi un grande senso di vuoto e di infelicità”.