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È stata ufficialmente inaugurata domenica 8 maggio, con una partecipata cerimonia, la nuova statua di San Michele Arcangelo nella parrocchia di Caravonica. Una rappresentazione del santo, patrono del paese della valle Impero, realizzata dall’artista campano Giulio Tabacchino con l’antica tecnica della cartapesta unita a legno e ceramica.

Dal primo al tre maggio una delegazione di fedeli del borgo, accompagnata dal parroco don Stefano Mautone e dal sindaco Angelo Dulbecco, si è personalmente recata a San Gennaro Vesuviano, provincia di Napoli, per acquistare la nuova statua con le offerte raccolte.

Un viaggio divenuto anche pellegrinaggio religioso dal grande senso spirituale conclusosi, appunto, nella giornata di domenica.

In realtà la chiesa di Caravonica disponeva già di una statua raffigurante San Michele nell’intento di schiacciare il demonio sotto i suoi piedi, ma il proibitivo peso ne ha reso sempre più complesso, negli ultimi anni, il trasporto nella tradizionale processione del 29 settembre. Da qui la scelta di dotarsi di una nuova statua che ha mantenuto la stessa immagine, ma ha una mole decisamente minore.

Nel paese il culto del santo è portato avanti dal 1052, data a cui risale la prima costruzione a esso dedicata, di cui oggi rimangono soltanto alcuni resti delle mura. Dal 1670 la chiesa parrocchiale di San Michele è stata trasferita nel centro dell’abitato, riedificata su un vecchio oratorio dedicato a San Pietro.

“Ho cominciato con la modellatura di piccoli pezzi per poi dedicarmi alle statue da ormai quindici anni – racconta l’artista Giulio Tabacchino contattato da Riviera Time. Per realizzare quella di Caravonica ho impiegato circa quattro mesi con la tecnica della lavorazione della cartapesta”.

Tabacchino ha poi spiegato dettagliatamente tutti i passaggi per la realizzazione: “Si parte da un baricentro, fulcro della statua, costruito in legno per far sì che la raffigurazione non crolli nel tempo. Da qui si passa a una prima sagomatura anatomica creando una sorta di manichino. A questa fase segue una prima vestizione, poi c’è la focheggiatura con dei ferri roventi la carta bigia va resa calda e ulteriormente plasmata.

In seguito ecco l’incarto che riunisce le giunture e rafforza la statua che non è un blocco unico, ma è composta da oltre 400 pezzi legati tra loro. Si procede poi con l’asciugatura e una seconda focheggiatura che ha il compito di allontanare i tarli e rendere la rappresentazione ignifuga. Si passa poi alla fondamentale fase di ingessatura svolta con colla di coniglio e gesso di Bologna applicata a pennello con sette mani. A questo punto, dopo un’ultima sgrossatura lavorata con carta vetro, avremo la statua bianca e pronta per essere tinteggiata, a olio per gli incarni e in acrilico per il resto”.