“Siamo molto arrabbiati e scossi, i senegalesi sono persone pacifiche”. Esordisce così Mbaye Ousmane, membro della comunità senegalese di Sanremo, prendendo le distanze dal responsabile dell’incendio del bus a Milano.

Due giorni fa l’autista dell’autobus sul quale viaggiavano 51 studenti di una scuola media di Crema ha sequestrato il mezzo e, invece di riportare i ragazzini a scuola dopo un’attività sportiva all’aperto, ha dirottato il mezzo verso l’aeroporto Linate di Milano. Poi ha dato fuoco al bus. Per fortuna nessuno degli studenti è rimasto ferito in modo grave, grazie al lavoro dei Carabinieri che sono riusciti a mettere tutti in salvo.

Ousseynou Sy, l’autista di origine senegalese ma italiano dal 2004, avrebbe agito per “vendicare i morti nel Mediterraneo”.

Tutti i senegalesi che abitano a Sanremo sono arrabbiati e senza parole. Il comportamento di Ousseynou non ha niente a che fare con il nostro Paese: in Senegal si vive in pace e non ci sono conflitti, neanche tra cristiani e musulmani. Molti vanno a vivere in Senegal proprio per la pace che vi regna”, commenta Ousmane.

Una comunità, quella africana, molto integrata sul territorio: “Siamo vicini alle famiglie dei bambini coinvolti nella spaventosa vicenda. I nostri figli giocano con i figli degli italiani, siamo molto uniti”.

Parole dure nei confronti dell’autista che ha tentato il gesto estremo: “Questa persona non merita di essere senegalese, non merita neanche di essere italiano, così come non merita il nome che porta, dal grande significato religioso per l’Islam”.

La comunità africana di Sanremo sta pensando a una manifestazione pacifica per far sentire la propria vicinanza alle famiglie colpite: “Come senegalesi, chiediamo perdono. Vogliamo organizzare una manifestazione per far capire che noi non siamo così, faremo una riunione per vedere se è possibile realizzarla”.

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