Questo pomeriggio ai Martedì Letterari del Casinò di Sanremo, “Letteratura del Sud” ha raccontato un percorso tra Sicilia, Calabria e Lucania, affidato agli interventi di Francesco De Nicola, Domenico Calabria e Marino Magliani, per rileggere scrittori che hanno rinnovato la narrativa italiana e interrogato le contraddizioni sociali del loro tempo.
De Nicola: Verga, Sciascia e Camilleri
Francesco De Nicola ha indicato in Giovanni Verga, Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri tre figure decisive: “Sono tre personaggi che hanno cambiato la letteratura italiana”.
Di Verga ha evidenziato la svolta del verismo, capace di esplorare la realtà sociale contemporanea; di Sciascia, il ruolo pionieristico nell’affrontare il tema della mafia attraverso Il giorno della civetta. “Il problema della mafia ha cambiato aspetto, ma non credo che la mafia non esista più”, ha osservato.
Quanto a Camilleri, De Nicola ha richiamato l’invenzione dell’“italiano siciliano”, non soltanto cifra linguistica del commissario Montalbano, ma strumento per immergere il lettore “nella realtà siciliana, nel paesaggio siciliano”.
Calabria: Mario La Cava e i temi universali
L’intervento di Domenico Calabria è stato dedicato a Mario La Cava e al suo rapporto con Fortunato Seminara. Per Calabria, lo scrittore calabrese resta pienamente attuale perché, pur muovendosi in una precisa ambientazione territoriale, affronta questioni che oltrepassano confini e stagioni.
“I temi che ha trattato nelle sue opere sono temi universali, anche se ambientati nella Calabria”, ha spiegato. “La vita, la morte, la natura umana, soprattutto l’uomo, con le sue debolezze, le sue contraddizioni e le sue paure”.
Da qui l’invito a tornare agli autori meridionali del Novecento: una lettura utile, secondo Calabria, per comprendere il passato e “prepararci meglio per il nostro futuro”.
Magliani: Scotellaro, la poesia civile e la bellezza
Marino Magliani ha proposto una riflessione su Rocco Scotellaro, morto nel 1953 a trent’anni e pubblicato postumo. “Sono eterne perché sono opere civili”, ha detto a proposito dei suoi libri, capaci di riscattare e rendere viva la condizione di un popolo lucano segnato allora dall’analfabetismo.
Magliani ha collegato l’eredità di Scotellaro al presente e al rischio dell’analfabetismo funzionale. “Non si segue più il mito, la letteratura, tutto ciò che è la scrittura, che è qualcosa che arriva quando la vita non basta”, ha affermato, richiamando anche la fretta e la perdita dell’attenzione per la bellezza.
L’incontro sanremese ha così restituito l’immagine di una letteratura meridionale non circoscritta alla dimensione locale: una letteratura di lingue, paesaggi, giustizia sociale e memoria, ancora capace di accompagnare il presente.






