L’intelligenza artificiale non è soltanto una tecnologia capace di trasformare la società, ma anche uno strumento che può amplificare i valori, le intenzioni e le scelte di chi la utilizza. È questo uno dei messaggi al centro dell’incontro con Darya Majidi, protagonista questa sera dei Martedì Letterari al Casinò di Sanremo, dove ha affrontato il tema del linguaggio della pace nell’era dell’IA.
Darya Majidi è un’imprenditrice tecnologica italo-iraniana, computer scientist ed esperta di intelligenza artificiale, con oltre trent’anni di esperienza nella leadership, nella trasformazione digitale e nello sviluppo di imprese innovative e di ecosistemi pubblico-privati. Founder e CEO, ricopre incarichi in consigli di amministrazione, comitati scientifici e organizzazioni non profit. Ha guidato la crescita di startup fino alla loro trasformazione in aziende strutturate e maturato competenze in strategia, governance, merger & acquisition, private equity e venture capital. Autrice, docente universitaria, key opinion leader e keynote speaker internazionale, promuove un modello di innovazione responsabile che integra competitività, sostenibilità, inclusione digitale e diritti umani.
Nel corso dell’appuntamento, l’attenzione si è concentrata sulle opportunità offerte dalle nuove tecnologie, ma anche sui rischi legati al loro impiego in contesti di guerra, controllo e potere. Una riflessione che ha coinvolto anche il ruolo delle donne nel settore tecnologico e nei processi decisionali, con l’obiettivo di promuovere una maggiore consapevolezza, soprattutto tra i giovani.
“L’intelligenza artificiale è un amplificatore della realtà”
Per Majidi, il punto di partenza è comprendere che l’intelligenza artificiale non è uno strumento neutrale rispetto alle scelte di chi la sviluppa e la utilizza. Il suo impatto dipende anche dai valori con cui viene progettata e dagli obiettivi per cui viene impiegata.
“L’intelligenza artificiale non è altro che un amplificatore della realtà. Se noi alleniamo questi sistemi con visioni e valori, questi sistemi possono diventare dei megafoni. Se invece li usiamo per creare armi e strumenti di guerra, allora questi strumenti diventano potentissimi”, ha spiegato.
Da qui l’importanza di promuovere un approccio consapevole, capace di orientare l’innovazione verso finalità positive. “Questi strumenti possono essere degli amplificatori di valori di pace, di un mondo migliore”, ha sottolineato, richiamando in particolare la necessità di coinvolgere le nuove generazioni in una riflessione sulle responsabilità legate all’utilizzo dell’IA.
Più donne nella tecnologia e nei luoghi decisionali
Un altro tema centrale dell’intervento è stato quello della leadership femminile. Secondo Majidi, una maggiore partecipazione delle donne nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e nei luoghi in cui vengono prese le decisioni potrebbe contribuire a introdurre nuove sensibilità e prospettive.
La questione riguarda anche l’accesso delle ragazze alle discipline scientifiche e tecnologiche. Majidi ha evidenziato come, nonostante una presenza femminile significativa tra chi studia queste materie, il divario rimanga marcato in alcuni ambiti, in particolare nell’informatica.
Tra le proposte illustrate, quella di introdurre l’informatica come materia scolastica, così da consentire a bambine e ragazze di conoscere fin da giovani le potenzialità di queste discipline e di poterle scegliere con maggiore consapevolezza nel proprio percorso formativo.
“Se sin da bambine e ragazze si avvicinano a queste materie, quando poi devono scegliere il loro percorso possono avere più probabilità e più visione anche verso queste materie”, ha spiegato.
L’obiettivo è favorire una partecipazione più ampia delle donne nei settori tecnologici, ma anche nei ruoli di responsabilità politica, economica e sociale. Per Majidi, infatti, la questione non riguarda soltanto le competenze, ma anche la possibilità concreta di accedere ai luoghi in cui si esercita il potere.
“Non possiamo aspettarci che siano le donne a rompere questi tetti di cristallo”
Nel suo intervento, Majidi ha richiamato anche il tema della rappresentanza femminile nei processi decisionali e nei tavoli in cui si negoziano accordi di pace. Un divario che, secondo quanto riportato durante l’incontro, rimane particolarmente evidente proprio negli ambiti della leadership e della diplomazia.
Per affrontare questa disparità, la responsabilità non può ricadere esclusivamente sulle donne. “Non possiamo aspettarci che siano le donne a rompere questi tetti di cristallo”, ha affermato, rivolgendo un appello agli uomini affinché contribuiscano ad ampliare le opportunità per colleghe, figlie e studentesse.
“In questo momento hanno il potere di dare più possibilità, più accesso al potere alle colleghe, alle figlie, alle studentesse”, ha aggiunto, sottolineando la necessità di favorire una crescita della leadership femminile e di rendere più accessibili ruoli che ancora oggi sono prevalentemente occupati da uomini.
Una trasformazione che, nella prospettiva di Majidi, può contribuire anche a modificare il modo in cui vengono affrontate le grandi questioni internazionali, a partire dalla costruzione della pace.
Dall’IA come strumento di controllo a una possibilità di cambiamento
L’ultimo passaggio della riflessione ha riguardato il rapporto tra intelligenza artificiale, libertà e consapevolezza. Majidi ha invitato a sviluppare uno sguardo critico sulle tecnologie, considerando il loro utilizzo da parte dei grandi centri di potere, ma senza trascurare le possibilità che possono offrire alle persone per organizzarsi e diventare protagoniste del cambiamento.
A questo proposito, ha portato l’esempio delle ragazze iraniane, sottoposte anche attraverso le tecnologie a forme di controllo legate al rispetto delle imposizioni sull’abbigliamento e sulla condotta. Allo stesso tempo, ha evidenziato come gli strumenti digitali possano permettere alle persone di connettersi, condividere esperienze e creare movimenti capaci di avere un impatto sociale.
“Sono strumenti di controllo e di potere, ma la consapevolezza di tutti, e dei giovani in modo particolare, può fare la differenza”, ha osservato, richiamando la necessità di non considerare l’intelligenza artificiale soltanto come una minaccia, ma anche come una risorsa da utilizzare con responsabilità.
Il messaggio emerso ai Martedì Letterari è quindi quello di un’innovazione che non può essere separata dalle scelte umane: l’intelligenza artificiale può amplificare il controllo e i conflitti, ma può anche diventare uno strumento di partecipazione, emancipazione e pace. La direzione dipenderà dai valori che la società saprà trasmettere alle nuove generazioni e dalla capacità di garantire una partecipazione più inclusiva alle decisioni sul futuro della tecnologia.
Nel video servizio a inizio articolo l’intervista completa a Darya Majidi.
















