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Dopo l’approvazione degli indirizzi per la gara per affidare a un unico soggetto privato il completamento e la gestione del porto turistico per 65 anni, avvenuta nel Consiglio comunale del 23 settembre scorso, il parlamentino cittadino ha affrontato oggi la presa d’atto del Piano economico finanziario (Pef) sempre relativo alla concessione dello scalo turistico.

Come emerso dalla Commissione riunitasi la settimana scorsa, il Pef prevede una base di gara con un canone di 4 milioni e 810 mila euro. Inoltre ci sono i 2 milioni di euro annuali che Marina di Imperia (società al 100% comunale) dovrà versare al Comune.  Il completamento del porto da parte del privato aggiudicatario dovrà avvenire entro sei anni dall’aggiudicazione, con controlli e attività di vigilanza che resteranno in capo a Marina di Imperia.

Il punto centrale che ha scatenato il dibattito in aula fra maggioranza e opposizione è stato quello relativo alla possibilità lasciata a Marina di Imperia di modificare il Pef in seguito.

Lucio Sardi di Alleanza Verdi Sinistra in apertura, vista la complessità della pratica, ha chiesto di portare a 10 minuti il tempo di intervento per i capigruppo, ma la proposta è stata bocciata. Sardi ha poi depositato due emendamenti.

Il sindaco Claudio Scajola nel suo intervento ha spiegato: “Nonostante nessuna norma di legge imponga questo passaggio consigliare, ho ritenuto corretto sollecitare sul documento il più ampio confronto, in ossequio a quel fondamentale principio di trasparenza al quale abbiamo sempre uniformato la nostra azione in questo Ente. Il Piano in esame recepisce le risultanze di un’istruttoria molto rigorosa, che fa seguito a due procedure pubbliche di consultazione di mercato e a due pronunce della Corte dei Conti della Liguria.

Questo Pef attesta la sostenibilità economica dell’operazione per la quale è stata rilasciata la concessione. Con questo documento saremo finalmente in condizioni di pubblicare la gara entro la fine di questo mese, auspicando la più ampia partecipazione di concorrenti. Il porto, nelle nostre ambizioni, è un motore per lo sviluppo economico dell’intera città. Abbiamo chiesto a Marina di Imperia di premiare le proposte in grado di valorizzare gli impatti sociali dell’operazione, le ricadute occupazionali e le opportunità per i giovani. Il Pef recepisce le più recenti tendenze del mercato della nautica da diporto”.

Senza nominarlo direttamente, Scajola ha poi puntato il dito contro il consigliere del Pd Ivan Bracco, accusandolo di voler vedere ovunque il malaffare e fare in continuazione esposti e denunce. Ad altri esponenti di opposizione invece l’accusa del primo cittadino di operare nella neppur troppo recondita speranza che il porto fallisca.

Ha sottolineato ancora Claudio Scajola: “Abbiamo cercato una soluzione sostenibile attraverso ottimi professionisti. Il valore delle opere non è cambiato, mentre ciò che viene modificato attiene soltanto alle modalità di reperimento della provvista finanziaria necessaria all’attuazione del progetto. Questo Pef rispetta alla lettera un altro indirizzo che è un caposaldo a tutela dei conti pubblici: mi riferisco al vincolo stabilito dal Consiglio comunale fin dalla prima ora del divieto di indebitamento in capo a Marina di Imperia“.

Scajola ha poi ricordato l’impossibilità di una particolare tutela per i precedenti titolari di posti barca, a seguito dell’intervento della Corte dei Conti, recepito anche dal Tar nell’ambito di un ricorso e ha ricordato la “ferma volontà di completare senza indugio il porto“.

Ha quindi preso la parola Lucio Sardi di Alleanza Verdi Sinistra che ha presentato i suoi emendamenti: “Al terzo punto della delibera si prevede di consentire a Marina di Imperia di apportare variazioni al Pef in base a esigenze di mercato. Ma se il Pef è reale, per quale motivo si deve prevedere una così ampia possibilità di modificarlo da parte della società? Con il primo emendamento chiedo quindi di togliere queta clausola. Nel secondo emendamento, se non si vuole accogliere il primo, chiedo che eventuali modifiche al Pef vengano sottoposte all’approvazione del Consiglio comunale“.

Luciano Zarbano di Imperia senza padroni ha detto: “Il piano su cui si fonda la concessione era asseverato e verificato per conto del Comune. Questo no. Ci è stato risposto che lo saranno i piani degli operatori privati. Ma quelli garantiranno le offerte; la base d’asta la fissa questo. Inoltre questa pratica non richiama né la verifica indipendente, né il parere dei revisori. La Regione ha lasciato al Comune una valutazione autonoma. Il piano non è asseverato, non è verificato, non ha un parere dei revisori. L’unico controllo rimasto è questo Consiglio e ci viene chiesto di prendere atto”.

Ivan Bracco del Pd ha evidenziato: “Ci viene presentato un Piano formalmente perfetto per superare la Corte dei conti, ma la realtà è un’altra. È un castello di carte e il preludio a una successiva modifica. Il costo delle opere è di quasi 150 milioni di euro e il Piano introduce un finanziamento bancario da oltre 57 milioni. Il canone annuo a base di gara di oltre 4 milioni nessun operatore potrà mai pagarlo senza tagliare servizi o chiedere varianti”. Bracco critica poi le entrate previste dai locali che dovranno essere realizzati nel porto, considerando tutte le entrate sovrastimate. Stiamo firmando un assegno in bianco ai privati”.

A sostegno della pratica sono invece intervenuti i consiglieri di maggioranza Daniele Ciccione, Orlando Baldassarre, Andrea Landolfi, Martina Bencardino, Matteo Fiorentino, Silvia Mameli, Luca Volpe, Ida Acquarone, Giovanni Lazzarini, Antonello Motosso e Giovanni Montanaro, che hanno sottolineato le opportunità economiche per la città legate al completamento del porto turistico. Montanaro ha chiuso il suo intervento in modo plateale, strappando una bottiglia di spumante in aula, per brindare alla prossima conclusione del porto.

Laura Amoretti di Società apperta Imperia di tutti ha plaudito alla scelta del lotto unico rispetto a lotti separati di appalto, ma ha anche evidenziato perplessità sulle valutazioni contenute nel Piano finanziario, sopratutto per quanto attiene i dati sulla potenziale occupazione. Ulteriori critiche e perplessità al documento sono state epsresse dalle consigliere del Pd Deborah Bellotti, Daniela Bozzano e Loredana Modaffari.

Breve e secca la replica del sindaco Claudio Scajola: “Mi viene da dire, perché perdere una settimana per preparare una relazione quando c’è chi non ha voglia di ascoltare nulla e ha sempre votato contro? Questa sinistra ritiene che il futuro dei bacini portuali con quei moli costruiti dai Savoia debbano essere lasciati per lo scarico del cemento. Però non abbiate paura di dire che il porto turistico non lo volete e lo avete fatto fallire voi, attraverso la persona che prima faceva le informative e ora fa il consigliere comunale. Il Piano finanziario nel suo insieme sta in piedi ed è sostenibile in quanto garantisce una redditività del 6,1%. Ma vogliamo allontanare i capitali da Imperia? Sardi ha un’idea dell’economia ormai superata anche in Corea, mentre Bracco si alza al mattino pensando chi può distruggere”.

E qui Bracco perde le staffe e scoppia la bufera in aula con urla fra Bracco e il sindaco e con l’intervento del presidente del Consiglio Simone Vassallo, per riportare la calma.

Dopo tre ore di dibattito gli emendamenti del consigliere Sardi sono stati bocciati e la pratica approvata con i voti della maggioranza, che ha applaudito alla proclamazione del risultato.