Paolo Nespoli, uno degli astronauti italiani più conosciuti, è tornato in Liguria, nel Ponente, un territorio che aveva già scelto in passato per recuperare dopo una missione nello spazio. In particolare, Nespoli ha soggiornato all’Aregai Marina Hotel & Residence di Santo Stefano al Mare, dove oggi è tornato per una nuova visita, riaccendendo il legame con un luogo che aveva rappresentato per lui un momento di ritorno alla vita sulla Terra.
Un legame con il territorio nato proprio al termine di una delle sue esperienze nello spazio e che oggi si rinnova con un nuovo ritorno, questa volta insieme alla figlia. Un’occasione per ripercorrere i ricordi delle missioni, ma anche per raccontare cosa significhi davvero vivere nello spazio e tornare alla vita sulla Terra.
“Quando sono venuto da queste parti dopo la missione è stato anche perché durante una missione si sviluppano una serie di condizioni fisiologiche abbastanza complesse. Praticamente, andando nello spazio, si diventa extraterrestri: si dimentica il fatto che ci sia la gravità, si decalcificano le ossa, si perde massa muscolare e si perde anche il contatto con la famiglia durante l’addestramento e quando si è nello spazio”, racconta Nespoli. “Questo periodo non lo chiamerei veramente convalescenza, lo chiamerei un periodo di ritorno alla vita umana. Ed è molto bello venire qui in Liguria”.
Quello di oggi è dunque un nuovo ritorno, non legato questa volta al recupero dopo una missione, ma capace di riaccendere ricordi e sensazioni di quel periodo. “Sono qui adesso perché mia figlia me l’ha chiesto. Quando sono venuto nel 2011 lei aveva 5 anni”, commenta.
Ma cosa significa vivere per un periodo nello spazio? Per Nespoli, l’esperienza dell’astronauta è innanzitutto un lavoro estremamente complesso e organizzato. “Noi quando andiamo nello spazio, come astronauti delle agenzie spaziali, siamo lì per lavorare. Io, in un certo senso, mi sono sentito un metalmeccanico spaziale. Tutte le mattine mi alzavo, vedevo la mia pianificazione e avevo tutta una serie di attività da fare durante la giornata. Erano attività complesse, ma erano anche attività legate a tutto quello che facevano gli altri. Non è che io potevo decidere se fare questa cosa adesso o quell’altra dopo: dovevo seguire esattamente la pianificazione, perché altrimenti nessuno sarebbe riuscito a lavorare”.
Un lavoro impegnativo non soltanto dal punto di vista mentale, ma anche fisico. La microgravità modifica infatti profondamente il funzionamento del corpo umano.
“Non si può camminare come facciamo sulla Terra, le ossa perdono calcio, i muscoli si decondizionano. Insomma, ci sono tutta una serie di cambiamenti che poi impattano quando ritorni sulla Terra. Ed ecco perché c’è bisogno, quando ritorni a Terra, di fare questo periodo di ricondizionamento”, spiega.
Delle esperienze vissute nello spazio, oggi Nespoli conserva soprattutto la consapevolezza di aver dedicato il proprio tempo a un obiettivo più grande: contribuire, attraverso la ricerca e il lavoro nello spazio, a migliorare la vita sulla Terra. “Penso di aver impiegato buona parte del mio tempo per cercare di migliorare la vita sul pianeta. Io sono stato una delle mani e delle braccia che hanno fatto questo processo. Ci sono tanti scienziati, ricercatori, università, centri di ricerca che lavorano in questo campo. Io ho contribuito a questo lavoro e mi sento di aver passato bene questa parte della mia vita”.
Una riflessione che porta direttamente al significato della ricerca spaziale e alle ragioni per cui l’uomo continua a spingersi oltre l’atmosfera terrestre.
“Lo spazio ha molte valenze”, dichiara. “Ha delle valenze sicuramente tecnologiche, geopolitiche, addirittura militari, addirittura di tanti modi per far vedere quanto una nazione è capace di utilizzare quello che ci sta attorno”.
Ad accogliere nuovamente Nespoli è stato il Gruppo Cozzi Parodi, guidato da Beatrice Cozzi Parodi. La presenza di un astronauta rappresenta un’occasione particolare, ma ancora più significativo è il legame che Nespoli ha sviluppato negli anni con il territorio.
“Vuol dire che abbiamo qualcosa da offrire, che abbiamo un territorio straordinario e dobbiamo imparare ad apprezzarlo ogni giorno e a rispettarlo”, sottolinea Beatrice Cozzi Parodi.
Un’esperienza che il Gruppo ricorda ancora oggi, anche per il rapporto instaurato con Nespoli prima e dopo la sua missione.
“È un’esperienza che ha segnato la nostra équipe. Ce lo ricordiamo tutti e quindi ci ha fatto piacere quando ha scelto di ritornare da noi, perché comunque è stata una cosa bella e importante per tutti, per il territorio e quello che può offrire questa zona”, conclude.
Nel video servizio a inizio articolo le interviste complete a Paolo Nespoli e Beatrice Cozzi Parodi. Riprese e montaggio a cura di Ornella Forte.







