provincia di imperia

“È facile urlare contro Rivieracqua e contro la Provincia. È un esercizio comodo, che capitalizza il malumore immediato dei cittadini di fronte a un guasto o a una rottura di rete in questo momento estivo di crisi idrica, dove tutto il sistema viene stressato per poter mantenere il servizio essenziale.” Così interviene il presidente della Provincia Claudio Scajola sul tema della gestione del servizio idrico integrato, rivendicando quello che definisce un “cambio di passo” nella gestione del territorio.

“C’è tuttavia una responsabilità istituzionale a cui non intendo sottrarmi: quella di raccontare la realtà dei fatti, i vincoli normativi e la fotografia reale di un territorio che ha finalmente smesso di rimandare i problemi e ha iniziato a risolverli” prosegue. “I miracoli non si fanno dall’oggi al domani, ma i numeri e i cantieri dimostrano una svolta gestionale mai vista prima.”

Secondo Scajola, a parlare sono innanzitutto “i dati e una programmazione economica rigidissima”, vincolata al periodo regolatorio ARERA 2024-2029 e al piano di rientro approvato dal Tribunale di Imperia.

“Come Provincia sappiamo bene che non sono state ereditate reti nuove, ma un patrimonio infrastrutturale fragile: oltre 2.000 chilometri di acquedotto e più di 1.000 chilometri di fognature che per decenni hanno ricevuto solo rari interventi tampone dagli enti locali.”

“Nonostante questa pesante eredità, abbiamo imposto e preteso una reazione amministrativa e tecnica senza precedenti” sottolinea. Il primo elemento indicato riguarda gli investimenti: “Il Piano degli Interventi originario prevedeva circa 8 milioni di euro all’anno per le manutenzioni. Oggi, grazie a un enorme sforzo programmatorio, siamo riusciti a prevedere una spesa di circa 13 milioni di euro all’anno fino al 2029, bloccando e mantenendo del tutto invariata la tariffa per non gravare sui cittadini.”

A questo si aggiungono, secondo quanto riferito dalla Provincia, “oltre 40 milioni di euro” di investimenti strutturali realizzati negli ultimi due anni nel comparto acquedottistico e “oltre 18 milioni di euro” nel settore della depurazione e della fognatura.

“Grazie ai fondi europei, non ci si limita più a riparare i tubi dopo lo scoppio” prosegue il presidente. “Sono già stati distrettualizzati oltre 1.000 chilometri di rete acquedottistica con sistemi digitali per scovare le perdite occulte in tempo reale. A questo si aggiunge la sostituzione di decine di chilometri di condotte ammalorate, con un ritmo di posa di circa 5 chilometri di nuove reti all’anno.”

Un capitolo specifico riguarda poi il Dianese e Andora.

“Il territorio del Dianese e del Comune di Andora erano gravati da una pesante sanzione UE per la mancanza di depurazione. Oggi tutto il Golfo Dianese e il 40% di Andora sono finalmente allacciati e convogliati al depuratore centrale di Imperia.”

Sul fronte acquedottistico, aggiunge, “Andora non soffre più di crisi idriche e siccità proprio perché è stata finalmente e stabilmente allacciata all’acquedotto del Roja, risolvendo un problema storico e vitale per la comunità.”

Il presidente affronta quindi il tema delle rotture e delle eventuali emergenze. “Le rotture giornaliere ci sono, ma la differenza rispetto al passato sta nella tempestività della riparazione. È grazie a questo lavoro se i Comuni gestiti hanno beneficiato di due estati consecutive senza emergenze e se anche quest’anno, in un’estate caldissima e siccitosa, non si registrano mancanze strutturali d’acqua nei territori serviti.”

Un passaggio del suo intervento riguarda poi il ruolo dell’EGATO e i Comuni che hanno scelto di mantenere una gestione autonoma. “Come Presidente della Provincia e dell’EGATO, il mio compito è vigilare sul rispetto della convenzione siglata il 30 dicembre 2024, verificando che il gestore realizzi le opere del Piano Economico Finanziario. Ma i compiti dell’EGATO non si esauriscono all’interno di Rivieracqua.”

La Provincia, spiega, “esercita la propria funzione di controllo anche nei confronti di quei Comuni che hanno scelto di rimanere fuori dal perimetro unico, rivendicando la gestione autonoma”, i cosiddetti “salvaguardati”.

“Su questo punto voglio fare un’operazione di assoluta chiarezza verso i cittadini” afferma. “I Comuni con gestione autonoma, i cosiddetti ‘salvaguardati’, che hanno scelto la via dell’autonomia lo hanno fatto dichiarando esplicitamente, sotto la propria responsabilità, di possedere i requisiti di legge, le capacità tecniche e le risorse finanziarie per gestire le proprie reti da soli.”

“La Provincia, prosegue”, “sostiene queste amministrazioni, e lo ha dimostrato istituendo recentemente un apposito servizio tecnico di supporto. Questo aiuto, tuttavia, è esclusivamente di natura burocratica e amministrativa. La Provincia non può stanziare fondi o eseguire lavori per conto terzi.”

E sul ruolo di Rivieracqua nei territori gestiti autonomamente la posizione viene definita altrettanto netta: “Rivieracqua non ha alcun titolo giuridico, né potere operativo o finanziario, per intervenire sulle reti e sugli impianti dei Comuni autonomi.”

“Superare le criticità della fognatura e dei grandi depuratori richiede investimenti colossali che la sola tariffa ordinaria non può sostenere” viene inoltre sottolineato. “Per questo motivo la struttura tecnica si sta impegnando a candidare progetti per ottenere finanziamenti extra-tariffa: nell’attesa, gestire l’esistente con i soli fondi tariffari impone un rigore assoluto.”

Da qui la conclusione sul rapporto tra gestione autonoma e responsabilità istituzionali.

“Chi ha scelto di non entrare nella gestione unica si assume integralmente l’onere di garantire il servizio ai propri cittadini. Non è politicamente accettabile dichiararsi autonomi nei momenti ordinari, e poi pretendere che la Provincia o Rivieracqua intervengano d’urgenza alla prima crisi idrica o al primo guasto fognario.”

“La strada tracciata è stretta e complessa, ma è l’unica via per dare al nostro territorio l’infrastruttura che merita” conclude il presidente. “Le polemiche le lasciamo a chi cerca il consenso di giornata; noi rispondiamo con la trasparenza dei ruoli, la pianificazione e i cantieri.”