parco eolico

I grandi impianti eolici tornano al centro del dibattito imperiese. Il C.I.P. – Comitato di Intervento Popolare interviene dopo la riunione della Commissione tecnica del Mase (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica) che giovedì 9 luglio ha esaminato alcune Valutazioni di impatto ambientale relative a progetti di produzione energetica da fonti rinnovabili.

Tra i progetti analizzati dalla Commissione, secondo quanto riportato dal Comitato, figura anche l’impianto eolico denominato “Monte Giarolo”, proposto dalla societĂ  15PiĂč Energia Srl: un progetto che prevede l’installazione di 20 pale eoliche lungo un crinale situato nell’area delle Quattro Province, al confine tra Piemonte, Liguria e Lombardia.

“Ricordiamo che la 15PiĂč Energia Srl Ăš una societĂ  di scopo costituita dalla holding 3R Energia di Breno (BS), proponente di molti altri progetti di impianti eolici, tra cui ‘Imperia Monti Moro e Guardiabella’ della 18PiĂč Energia Srl”, sottolinea il C.I.P.

Secondo il Comitato, i due interventi sarebbero collegati: “I progetti ‘Monte Giarolo’ e quello previsto su circa 30 chilometri di crinali imperiesi non solo sono proposti dal medesimo soggetto, ma, insieme a un terzo impianto in territorio savonese della 17PiĂč Energia Srl, sono oggetto di una joint venture tra la 3R Energia e la Holding Nicoli, che svolgerebbe il ruolo di garante per ottenere finanziamenti per la realizzazione di tutti e tre i mega impianti”.

Per il C.I.P., dunque, l’esito della procedura sul progetto piemontese-ligure-lombardo potrebbe rappresentare un elemento importante anche per il futuro dell’impianto previsto sulle montagne imperiesi.

“Sarà quindi importante anche per chi si oppone al devastante progetto imperiese verificare il verdetto di questa procedura di Via, pur riguardante un territorio distante dalle nostre valli”, afferma il Comitato.

La decisione definitiva, perĂČ, non arriverĂ  nell’immediato. “Anche se la Commissione tecnica si Ăš riunita giovedĂŹ scorso, la decisione definitiva di Valutazione di impatto ambientale, con pubblicazione del relativo decreto a firma del Mase, sarĂ  resa nota solo tra qualche mese, probabilmente non meno di cinque o sei”, spiega il C.I.P.

L’iter prevede infatti anche il confronto con il parere del Ministero della Cultura. “Se i due pareri saranno concordi, entrambi negativi o entrambi positivi, il decreto certificherà l’unanime decisione. Se invece i pareri saranno opposti, la parola definitiva passerà al Consiglio dei ministri”, ricorda il Comitato.

Nel frattempo il C.I.P. annuncia che continuerà a monitorare la situazione: “Staremo a vedere, vigilando come sempre da ben due anni a questa parte, sapendo che questa importante decisione sul progetto ‘Monte Giarolo’ potrebbe avere qualche ripercussione sul prosieguo dei piani della 3R Energia e del suo socio”.

Secondo il Comitato, un eventuale stop al progetto nelle Quattro Province potrebbe modificare gli equilibri della collaborazione industriale: “Se, come auspichiamo, il progetto venisse bocciato per incompatibilità con il contesto ambientale, paesaggistico e culturale, la joint venture, comprendente anche ‘Imperia Monti Moro e Guardiabella’, dovrebbe essere ridiscussa e, magari, perderebbe solidità”.

Sul fronte imperiese, il C.I.P. ricorda che l’iter ù ancora in corso: “A distanza di quasi due anni esatti dalla pubblicazione del progetto ‘Imperia Monti Moro e Guardiabella’, attendiamo che anche questo arrivi al termine del suo percorso presso il Mase e speriamo che la Commissione tecnica tenga in giusta considerazione tutte le specifiche evidenti incompatibilità con l’ambiente delle nostre valli e montagne, espresse nel dettaglio da Regione, Provincia, numerosissimi Comuni, associazioni, aziende, cittadine e cittadini”.

La posizione del Comitato resta quindi fortemente contraria al progetto: “La devastazione di ambiente e paesaggio che il mega impianto porterebbe ù, purtroppo, ancora un rischio da scongiurare”.

“Un rischio grave e con conseguenze irreversibili che non porterebbe alcun reale beneficio energetico, nĂ© sul piano locale nĂ© su quello nazionale della cosiddetta ‘transizione ecologica’, che, declinata in questi termini, di ecologico non ha proprio nulla”, conclude.