Continuano le ‘lezioni du nosciu dialettu‘ con Giannetto Novaro – castellotto doc e presidente onorario della Communitas Diani – che anche questa volta ci accompagna alla scoperta di detti e tradizioni legate alla cultura popolare locale. Il protagonista di oggi è il proverbio: ‘Cruxe de mazzu nu t’affrettô, Cruxe de Settèmbre nu ritardô’ (Croce di maggio non t’affrettare, Croce di settembre non ritardare), un antico modo di dire che affonda le sue radici nella tradizione religiosa e contadina.
La spiegazione di Giannetto Novaro
Le due ‘Giornate della Croce’ – il 3 maggio, che ricorda il ritrovamento dei resti della Santa Croce avvenuto nel 326 d.C. per opera di Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, e il 14 settembre, data dell’Esaltazione della Santa Croce, quando le reliquie furono esposte a Gerusalemme – rappresentavano per il mondo rurale veri e propri punti di riferimento per l’organizzazione del lavoro nei campi.
“Queste due festività erano molto importanti per chi lavorava in campagna – ha spiegato ai nostri microfoni Giannetto Novaro – perché le ore di luce determinavano i ritmi dell’attività agricola. Dal 3 maggio le giornate si allungano e si poteva beneficiare della tradizionale ‘posa’, una breve pausa di riposo durante il lavoro. Al contrario, dal 14 settembre le ore di luce si riducevano e la pausa veniva eliminata per sfruttare al massimo il tempo disponibile”.
Nel racconto viene ricordato il forte legame tra vita contadina e calendario religioso, quando la scansione delle giornate era dettata dal sole e dai ritmi della natura, molto più che dagli orari moderni. “Il 3 maggio – ha proseguito Novaro – era anche un giorno di festa nelle campagne, con fiere e momenti comunitari. Il 14 settembre segnava invece la necessità di ‘non ritardare’ il lavoro, perché l’autunno e l’inverno erano alle porte e le ore di luce diminuivano rapidamente”
Un viaggio nella memoria collettiva che restituisce il senso profondo di un linguaggio antico, in cui fede, lavoro e vita quotidiana si intrecciavano in modo inscindibile, e che oggi continua a essere tramandato.
Nel video-servizio a inizio articolo la spiegazione integrale di Giannetto Novaro.







