Le imprese del settore lusso occupano una fetta importante nell’export della provincia di Imperia, con una crescita che guarda in modo sempre più strutturato al mercato del Regno Unito.
È quanto emerso nel corso dell’incontro promosso da Confindustria Imperia con il supporto di Cribis, ospitato al Royal Hotel di Sanremo, dove sono stati presentati dati e prospettive di sviluppo internazionale per le aziende del territorio.
Il quadro generale evidenzia una realtà produttiva orientata ai mercati esteri: sono 263 le aziende della provincia che esportano, di cui 77 con un valore superiore al 50% del fatturato. Una propensione che trova nel comparto luxury uno dei suoi principali punti di forza.
“I dati raccolti e rielaborati da Cribis dimostrano che l’export italiano è in forte crescita e che esportare all’estero può aumentare il flusso di cassa delle imprese, che risultano mediamente più sane”, dice Luciano Tesorini, presidente di Confindustria Imperia “per quanto riguarda il settore luxury, l’indagine conferma che nel Ponente Ligure è già presente in modo diffuso, ma la vera sfida è coordinarlo, valorizzarlo e renderlo riconoscibile a livello internazionale”.
L’indagine condotta su 19 aziende del comparto lusso restituisce l’immagine di un settore solido e radicato: l’84% delle imprese opera da oltre dieci anni sul territorio, con un fatturato complessivo superiore ai 200 milioni di euro e circa 1.000 addetti. Il target è prevalentemente internazionale e orientato a una clientela business.
“Il futuro del lusso sarà sempre più orientato verso esperienze personalizzate, autentiche e sostenibili, con standard qualitativi elevati e una crescente attenzione alla dimensione relazionale ed emotiva”, prosegue Tesorini “serve fare rete, costruire un’identità comune, rafforzare le sinergie tra imprese e investire su accessibilità, servizi e capitale umano per competere sui mercati globali”.
Accanto all’export di beni, emerge anche il tema dell’attrattività del territorio.
“Non dobbiamo dimenticare anche l’import, in particolare l’importazione di turisti”, aggiunge Tesorini “abbiamo il vantaggio di avere l’aeroporto internazionale di Nizza a pochi chilometri, ma spesso chi arriva dall’estero conosce la Liguria solo per le Cinque Terre e non intercetta il nostro territorio. Su questo dobbiamo lavorare di più”.
A livello regionale, i dati confermano la crescita dell’export ligure, che nel 2025 ha raggiunto i 9,4 miliardi di euro, con un incremento del 10% rispetto all’anno precedente. In questo contesto, il mercato britannico si conferma tra i più dinamici.
“L’interscambio tra Italia e Regno Unito vale oggi tra i 35 e i 40 miliardi di euro”, dice Roberto Costa, presidente della Camera di Commercio Italiana nel Regno Unito “l’UK rappresenta uno dei principali mercati per il Made in Italy e, in particolare, per il lusso, che continua a essere molto apprezzato in un contesto sociale in evoluzione, soprattutto a Londra”.
Il mercato britannico mostra una crescente attenzione per i prodotti italiani di qualità. Per Costa con un occhio particolare a tre voci specifiche.
“In Inghilterra si parla delle tre F: Fashion, Food e Furniture”, prosegue Costa “e questa provincia ha grandi potenzialità soprattutto nell’agroalimentare. Prodotti come l’olio, ad esempio, sono sempre più apprezzati perché viene riconosciuta la qualità e la differenza rispetto ad altri prodotti”.
Nel 2025 l’export dalla provincia di Imperia verso il Regno Unito ha superato i 20 milioni di euro, quasi il doppio rispetto all’anno precedente e in forte crescita rispetto al 2023. Un andamento accompagnato anche da una maggiore affidabilità nei pagamenti.
Costa si sofferma poi sull’onnipresente questione della Brexit.
“Dal punto di vista burocratico è tutto più complesso rispetto al passato, soprattutto per quanto riguarda il lavoro e i visti”, osserva “Costa “ma dal punto di vista commerciale si può continuare a esportare e importare senza particolari ostacoli, anche se con procedure più articolate”.
“Il mercato del Regno Unito si mantiene stabile nonostante il contesto geopolitico e mostra segnali positivi anche sul fronte dei pagamenti”, spiegano Alessandra Chesi e Luana Veronica Lattanzio, divisione Sales Innovation di Cribis “negli ultimi anni si è registrata una crescita significativa e questo rappresenta un elemento importante per le imprese che vogliono diversificare il rischio e aprirsi ai mercati esteri”.
Secondo i dati presentati, nel 2025 il 60,5% dei pagamenti da parte dei clienti britannici è avvenuto alla scadenza, una percentuale superiore alla media nazionale.
L’analisi evidenzia inoltre come l’accesso ai mercati internazionali non sia prerogativa esclusiva delle grandi aziende.
“È fondamentale avere consapevolezza del fatto che anche realtà di dimensioni più contenute possono cogliere opportunità sui mercati esteri”, aggiungono Chesi e Lattanzio “non è necessario essere grandi aziende per esportare, ma è importante valutare questa possibilità e dotarsi degli strumenti adeguati”.







