A margine del dibattito sulla riforma della sanità ligure, il sindaco e presidente della Provincia di Imperia, Claudio Scajola, è intervenuto anche sulle recenti ricostruzioni pubblicate da La Stampa con le dichiarazioni dell’ex dirigente Michele Russo, interrogato nell’ambito del procedimento sul biodigestore e sui fondi Pnrr.
Le dichiarazioni arrivano dopo quanto riportato dal quotidiano che ha pubblicato testimonianze dell’ex dirigente del settore ambiente Michele Russo, sentito due volte nel 2024 nell’ambito dell’inchiesta sui fondi Pnrr per il biodigestore di Taggia. Secondo quanto riferito ci sarebbe un “Sistema Scajola’ per quel che concerne il via libera agli affidamenti diretti, a imprese e professionisti”.
“Un visto su ogni pratica per consulenze e appalti. In Provincia un affidamento diretto fino a 150 mila euro deve avere l’avallo del piano di lavoro e della copertura finanziaria, con firma di Mattioli, ragioniere capo. Dall’arrivo del presidente Scajola succede invece che ogni atto dei dirigenti deve avere un baffo rosso, apposto da lui“, riporta il giornale.
Le parole di Claudio Scajola
“Venendo stamattina in Comune ho visto prima la locandina de La Stampa, poi ho letto due pagine. È un tema che interessa i cittadini, credo molto di più del fatto che all’ingegnere Russo, per qualche ragione che non so, desse fastidio che leggessi le sue determine. Chissà cosa sarà successo. Perché l’ingegnere Russo, proprio nel periodo di queste dichiarazioni rese, mi chiese di rimanere in servizio, di poter non andare in pensione, ma metteva solo una condizione: che io rimanessi presidente della Provincia, perché voleva lavorare solo con me”, ha esordito.
Il presidente della Provincia ha poi continuato: “Sono molto perplesso di questa comunicazione a spezzatino di alcune parti di questi verbali. Me li sono letti l’altro ieri, ma sul tema del biodigestore ho già detto. Non credo interessi a nessuno commentare questi spezzoni. Io del tema ho già parlato, ho consegnato una memoria molto approfondita che anche questa è negli atti, ma non è stata pubblicata neanche a pezzetti, come invece è stato fatto su alcune dichiarazioni di altri. Nelle sedi opportune dirò ulteriormente cose e credo che saranno argomenti che vi meraviglieranno“.
“Da una visione d’insieme emerge la linearità della mia azione”
Sui suoi profili social, Scajola ha aggiunto: “Riguardo al biodigestore: gli atti investigativi vanno valutati nella loro completezza e non estrapolando singoli pezzetti come fossero monadi isolate. E proprio da una visione d’insieme emerge la linearità della mia azione: non appena gli uffici tecnici della Provincia mi spiegarono le problematiche nel merito — parliamo dell’agosto 2024 — io ne condivisi immediatamente il contenuto e provvedetti a inviare quella stessa nota, esattamente come predisposta, al Ministero. Un passaggio confermato a chiare lettere anche dal Dott. Grosso che, riferendosi all’incontro con il Geom. Minasso, ha ribadito la mia piena condivisione e la tempestività della mia azione in quell’occasione. Ho già depositato una memoria esaustiva, ma non finisce qui: nelle sedi competenti aggiungerò dettagli destinati a meravigliare molti”.
Indagine biodigestore di Taggia
L’indagine, che riguarda il presunto tentativo di ottenere 6,4 milioni di euro di finanziamenti Pnrr, vede coinvolti l’ex ministro e presidente della Provincia Claudio Scajola, l’ex dirigente provinciale Michele Russo, Riccardo Demicheli e la società Avalon Srl. Le ipotesi di reato sono state rimodulate in tentata indebita percezione di erogazioni pubbliche e falso ideologico aggravato in concorso.
Secondo l’impianto accusatorio, il progetto sarebbe stato presentato come impianto autonomo per il trattamento della frazione organica, mentre in realtà sarebbe stato inserito in un sistema non conforme ai requisiti Pnrr, con contestazioni anche sul rispetto del principio ambientale DNSH (Do No Significant Harm). I fondi richiesti non sono mai stati erogati e risultano successivamente revocati.
“Chi amministra sa cosa significa. Sa che ogni firma è una scelta che può essere contestata, anche quando non si firma. Questo è il peso di chi amministra e di chi governa. Un peso che si accetta con consapevolezza e onore perché attribuito democraticamente dai cittadini. Qualche anno fa, con tutti i sindaci d’Italia, di ogni colore politico, scendemmo in piazza a Roma con questa stessa ‘arma del delitto’ in mano, per denunciare allora una situazione intollerabile, per la quale tanti amministratori vengono travolti da indagini per aver svolto il loro lavoro. Ho voluto ricordarlo per le vicende delle ultime ore, per il finanziamento mai arrivato al biodigestore. Non è questa la sede per ripercorrere nel dettaglio quella vicenda, con memoria approfondita mandata alla Procura europea. Le carte, ancora una volta, parlano con chiarezza“, aveva dichiarato Scajola in apertura dell’ultimo consiglio comunale.
Nel video-servizio a inizio articolo le parole di Claudio Scajola.







