In occasione della Giornata nazionale del mare, l’11 aprile, è stata identificata sui fondali di Santo Stefano al Mare una rete fantasma che sarà prossimamente rimossa. La rete è stata individuata dal Diving Nautilus di Marina degli Aregai sulla secca di Santo Stefano, a una profondità di circa 35 metri: si stima che sia lunga oltre 150 metri e pesi più di 100 kg.
Reti fantasma e lenze perse o abbandonate sono attrezzi che, non assolvendo più alla loro funzione, costituiscono una grave minaccia per la salute del mare. Una volta incagliate sul fondale, continuano infatti a “pescare”, intrappolando organismi marini – dai pesci alle tartarughe, dalle gorgonie ai crostacei – e diventando, a causa della progressiva frammentazione della plastica di cui sono composte, un’ulteriore fonte di inquinamento.
Il tema riporta al centro dell’attenzione il mare come patrimonio comune e il legame tra la sua conservazione e le scelte quotidiane di ciascuno. “La tutela passa attraverso grandi strategie internazionali ma anche attraverso azioni locali e comportamenti quotidiani più consapevoli – spiega la biologa marina Monica Previati, che ha partecipato all’immersione. – In questa direzione vanno le attività di educazione ambientale, le iniziative di sensibilizzazione come la pulizia delle spiagge e i recuperi di reti fantasma. Si tratta di materiali spesso poco visibili ma molto pericolosi per la fauna marina, soprattutto per quella caratterizzata da gorgonie e altri grandi organismi bentonici tridimensionali, come quelli che vivono nelle secche di Santo Stefano al Mare”.
La Giornata nazionale del mare è anche un’occasione per ricordare quanto il Mar Mediterraneo, e di conseguenza il Mar Ligure, rappresenti un patrimonio straordinario ma allo stesso tempo fragile. Il Mediterraneo occupa meno dell’1% della superficie dei mari del pianeta ma ospita circa il 20% della biodiversità marina mondiale, con oltre 17.000 specie censite secondo l’UNEP (UN Environment Programme). Un dato che racconta quanto questo bacino sia prezioso e unico.
“Proteggere questi ambienti significa continuare a poterli vivere, conoscere e valorizzare anche in futuro – prosegue Previati. – Non va dimenticato quanto ricordano i sette principi dell’Ocean Literacy, promossi dall’Unesco: l’uomo dipende profondamente dal mare. Dipende dall’ossigeno che il mare contribuisce a produrre, dall’anidride carbonica che assorbe e dal ruolo fondamentale che svolge nella regolazione del clima del pianeta. In altre parole, l’uomo ha bisogno del mare così come il mare ha bisogno dell’uomo: della sua attenzione, della sua responsabilità e di una crescente consapevolezza verso comportamenti più sostenibili. Solo attraverso questo equilibrio sarà possibile preservare uno degli ecosistemi più preziosi per la vita sulla Terra”.
Accanto a questa ricchezza biologica esistono però criticità importanti: il Mediterraneo è uno dei mari più esposti alla pressione antropica. Sempre secondo l’UNEP, la plastica rappresenta fino al 95% dei rifiuti galleggianti presenti nel bacino e oltre la metà di quelli sui fondali marini. Ancora più preoccupante è la presenza delle microplastiche, ormai diffuse in tutta la colonna d’acqua, con concentrazioni che in alcune aree superficiali raggiungono fino a 64 milioni di particelle per chilometro quadrato.
Oltre al problema dei rifiuti plastici più visibili esiste poi una criticità meno nota ma estremamente impattante: quella delle cosiddette reti fantasma, attrezzi da pesca dispersi o abbandonati in mare. Questi materiali possono continuare a catturare organismi per anni, provocando mortalità accidentale di pesci, tartarughe e mammiferi marini, e impiegano fino a secoli per degradarsi.
“Nonostante il quadro generale delle condizioni del mare non sia edificante, quello della provincia di Imperia conserva ancora caratteristiche ecologiche di grande valore – evidenzia la biologa, che da anni studia l’ambiente costiero locale. – Il Ponente ligure è infatti caratterizzato da coste rocciose ricche di biodiversità e dalla presenza diffusa di praterie di Posidonia, una pianta marina che crea habitat fondamentali per la stabilità dei fondali e per la vita a essa associata”.
Tra le aree più preziose del Ponente ligure ci sono le Ratteghe di Imperia, diventate, grazie al lavoro del Centro di educazione ambientale, un corridoio ecologico protetto dove sono vietati pesca e ancoraggio ed è consentita la balneazione libera durante tutto l’anno. Qui la presenza di praterie di Posidonia associate a substrati rocciosi favorisce lo sviluppo di comunità ricche di alghe, molluschi, echinodermi e numerose specie bentoniche. Fauna e flora sono raccontate attraverso pannelli subacquei pensati per chi fruisce dell’area con maschera e pinne. Analoga soluzione è stata adottata per l’area marina intorno a Capo Sant’Ampelio, a Bordighera.
“Anche la costa di Cervo presenta condizioni ecologiche di estremo interesse naturalistico – prosegue Previati – l’areale di distribuzione delle praterie di Posidonia è molto esteso e le indagini condotte hanno mostrato la presenza di organismi di elevato valore. Proprio per questo il Comune sta valutando iniziative di valorizzazione e tutela dell’area”.
Situazioni simili si osservano anche nel tratto costiero di Riva Ligure, dove la Posidonia raggiunge profondità molto superficiali, una caratteristica tipica del Ponente ligure che negli ultimi decenni si è progressivamente ridotta. In alcune aree del Mediterraneo, infatti, le praterie hanno subito regressioni fino al 50% della loro estensione negli ultimi cinquant’anni, principalmente a causa di ancoraggi, opere costiere e pressione antropica.








