Le difficoltà della sanità territoriale tornano al centro dell’attenzione nel Ponente ligure. A pagarne il prezzo più alto, ancora una volta, sono soprattutto gli anziani e chi vive nell’entroterra, dove l’accesso ai servizi risulta già più complesso.

“Al centro della questione c’è la riorganizzazione del servizio di continuità assistenziale, la cosiddetta guardia medica, che dal 1° aprile ha subito un cambio significativo su tutto il territorio provinciale”, spiega Matteo Amato, presidente Misericordie Liguria. “Un servizio fondamentale che, solo tra Sanremo e Taggia, conta circa duemila interventi l’anno. Con l’introduzione delle Case di Comunità, pensate per migliorare l’accesso alle cure, si è però aperta una fase di transizione che sta evidenziando alcune criticità operative. In particolare, la nuova organizzazione ha portato a un accorpamento delle aree di intervento: in pratica il servizio, prima suddiviso tra più zone, oggi copre territori più ampi con una presenza medica ridotta“.

“Una situazione che non riguarda solo il comprensorio di Sanremo, ma anche le aree di Ventimiglia e Bordighera, così come Imperia e Diano Marina. Parte dei medici, infatti, è stata destinata alle attività interne delle Case di Comunità, strutture che operano su accessi programmati e non su interventi territoriali immediati”, prosegue Amato. “Il risultato è una minore capillarità del servizio, soprattutto nelle ore notturne, dalle 20 alle 8, e nei giorni festivi, quando la guardia medica rappresenta spesso l’unico riferimento sanitario per problemi non gravi ma comunque urgenti”.

Il tema diventa ancora più delicato in vista della stagione estiva, quando la popolazione aumenta sensibilmente e con essa anche la richiesta di assistenza. “Il rischio concreto”, avverte Amato, “è quello di un allungamento dei tempi di intervento, in particolare nelle zone più periferiche”.

A lanciare l’allarme sono le associazioni di volontariato sanitario, impegnate quotidianamente nel servizio insieme ai medici. I volontari segnalano un aumento dei carichi di lavoro, soprattutto nei turni notturni, con interventi che richiedono spostamenti anche di decine di chilometri.

Le realtà del territorio, tra cui Croce Rossa Italiana, ANPAS e Misericordie della Liguria, insieme ai presidenti delle associazioni locali, si sono recentemente riunite per analizzare nel dettaglio la situazione ed elaborare proposte migliorative condivise. “L’obiettivo”, spiega Amato, “è contribuire in modo costruttivo all’evoluzione del sistema, trovando soluzioni concrete per garantire un servizio efficace”.

Una situazione che pone anche il tema della sostenibilità del servizio nel medio periodo, sia dal punto di vista organizzativo sia economico. Nel frattempo, per supportare le aree dell’entroterra, anche a fronte della carenza di medici di medicina generale, sono stati attivati servizi sperimentali di assistenza sociosanitaria. Oltre all’iniziativa già avviata nelle Valli Argentina e Armea, analoghi modelli si stanno sviluppando anche in Val Verbone, con il Comune di Vallecrosia, e in Val Nervia, con il Comune di Dolceacqua, sempre in collaborazione con associazioni locali.

“L’obiettivo”, conclude Amato, “resta quello di garantire un servizio sanitario capillare ed efficace, capace di rispondere ai bisogni dei cittadini anche in una fase di evoluzione del sistema”.