meme sanremo 2026

A dieci giorni dalla finale del 76° Festival della Canzone Italiana, l’eco della kermesse musicale si sta progressivamente affievolendo.

Il Teatro Ariston sta lentamente tornando alla sua conformazione originale e gli addetti ai lavori hanno quasi terminato la rimozione di tutte le installazioni dedicate agli eventi collaterali.

Solo un aspetto persiste ancora in maniera visibile, e se ne sarà accorto soprattutto chi ha una grande dimestichezza con i social network, ossia la grande quantità di video ironici, immagini satiriche e battute dissacranti. In una parola: meme.

La “meme culture” si sposa molto bene con il Festival di Sanremo fin da quando i due universi hanno cominciato a incrociarsi.

E da quando questo è accaduto – e lo spartiacque, in tal senso, si può trovare nelle collaborazioni con il noto gruppo di comici/youtuber The Jackal oppure nella comparsa del FantaSanremo – non sono mancati i momenti che, anche a distanza di anni, sono stati immortalati nell’immaginario collettivo, anche loro malgrado, come l’ormai celebre siparietto di John Travolta e “Il ballo del qua qua” con Amadeus e Fiorello.

Oppure il memorabile “Che succede? Dov’è Bugo?” pronunciato da Morgan al termine della ben nota esibizione con Cristian Bugatti del 2020, i cui risvolti giuridici si sono protratti per anni senza mai abbandonare le pagine di cronaca, e che molti ricordano anche per un altro motivo: perché fu appena pochi giorni prima dello scoppio della pandemia da Covid-19 in Italia. Per molti, l’ultimo ricordo di un’epoca percepita come “normale”.

Analogamente a quell’inizio 2020, sono due i fattori che spiccano nella produzione “memetica” di quest’anno e che contribuiscono a incastonare il Festival nell’epoca in cui si trova.

Da un lato il massiccio utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa, che si nota fortemente rispetto anche solo allo scorso anno, progredita sia nella sua raffinatezza sia nella sua diffusione al grande pubblico.

Dall’altro l’accavallamento del Festival con la Guerra in Iran, scoppiata proprio la mattina della finale.

Un momento surreale che ha reso l’umorismo intorno ai meme sanremesi di un sapore, a volte agrodolce, a volte satirico.

Non a caso, a distanza di giorni, uno dei momenti destinati a essere più “memati” e condivisi del Festival 2026 è l’esibizione di Sayf nella serata delle cover e quel “L’orchestra suona e il mondo affonda… Where is my tromba!?”.

Per alcuni ha un sapore vagamente premonitore; per altri, semplicemente, un ottimo sunto del sentimento attorno alla kermesse canora.

Non mancano poi nemmeno i meme sugli ospiti, in particolare sul “napoleonico” ingresso di Andrea Bocelli a cavallo, dove in alcuni aspetti (come il pass Rai per l’equino) realtà e fantasia sembravano andare a braccetto.

Senza dimenticare poi il grande classico di questo biennio: l’ironia sulla presunta ossessione di Carlo Conti per il rispetto dei tempi delle scalette delle serate.

Inevitabilmente, però, a catalizzare gran parte dell’attenzione di questa cultura umoristica ci ha pensato Sal Da Vinci, ben prima del trionfo effettivo alla kermesse.

Un po’ per la figura e per la canzone – che per molte ragioni è tra le più divisive a vincere il Festival negli ultimi anni – e un po’ per l’espressività del cantante italo-americano, che lo ha reso protagonista di una produzione di contenuti umoristici che i suoi più recenti predecessori non avevano avuto.

I momenti “memati” sono fra i più disparati: dal look alla sfilata dei cantanti pre-Festival fino alle reazioni dello stesso cantante alla vittoria della rassegna (“Grazie! Non capisco niente!”).

Ma soprattutto la canzone, e quel ritornello modificato con quelle precise movenze, sono stati ciò che ha stuzzicato maggiormente la curiosità dei creatori di contenuti.

Dal motivetto fatto cantare a Donald Trump e ad altri personaggi al posto del cantante (vedasi ancora alla voce IA), all’unione con altri meme, fino alle esplosioni – del Teatro Ariston, della Morte Nera di Star Wars o di un ordigno atomico – fatte detonare al momento del gesto con le mani: “Accussì”.

Probabilmente, però, il contenuto più fantasioso e di successo sbucato finora rimane la versione “anime giapponese” di Sal Da Vinci che affronta il secondo classificato Sayf in un combattimento stile “Dragon Ball Z”, con la stessa canzone che, dobbiamo dire, rende molto bene come sigla da cartone animato nipponico.

Un momento che è stato notato e ripreso in queste ore da molti media e commentato peraltro dallo stesso Sayf (oltre che da Shade) sul canale TikTok dell’autore ‘Memologiaaaa‘, autore di alcuni meme molto fortunati a tema Sanremo 2026.

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Non è raro in questi anni vedere gli artisti reagire ai rifacimenti creativi e umoristici della propria persona e delle proprie opere. Uno dei casi più noti è la reazione stupita e divertita di Gianni Morandi a un mashup di successo che nel 2020 aveva mixato sapientemente il suo grande classico “In ginocchio da te” con “Toxicity” dei System Of A Down, uno dei più grandi successi metal degli ultimi 30 anni.

Da notare infine come l’attenzione che alcuni creatori di contenuti mettono annualmente sul Festival ha permesso, oltre che a ironizzare sulle edizioni odierne, anche di far riscoprire alcuni dei momenti più bizzarri della sua storia, anche a chi era troppo giovane per ricordarseli, come ad esempio la lunga serie di video satirici di Marco Arata (noto come Mark The Hammer), polistrumentista di Finale Ligure, recentemente ingaggiato come chitarrista per i live di J-Ax (e degli Articolo 31), che hanno riesumato per il pubblico giovanissimo, ad esempio, la disastrosa edizione del Festival di Sanremo del 1989 (quella dei “figli d’arte” conduttori improvvisati, di Beppe Grillo che si fa querelare dalla Rai e di “Almeno tu nell’Universo” di Mia Martini).

La cultura meme, riassumendo, si dimostra non solo come un passatempo estemporaneo, ma come un aspetto impattante che contribuisce a interpretare i tempi e marcare quella distanza che, fra un po’, ci farà ricordare diversamente alcune cose passate sottotraccia (magari anche alcune canzoni) plasmandone un immaginario diverso da quello che abbiamo oggi.

E in attesa di scoprire come fra un po’ di anni ci si ricorderà di questo Festival, si può affermare senza esitazione che, riguardo ai tempi odierni e a chi li vive, si può dire praticamente di tutto, tranne che, nel bene e nel male, non abbiamo un diffuso senso dell’umorismo.