Il Festival di Sanremo non è soltanto musica, spettacolo e “carpet”: è una vera e propria industria culturale capace di generare numeri da capogiro. A sottolinearlo è l’assessore regionale al turismo Luca Lombardi, ospite nel nostro “Time Glass” nel Villaggio delle Radio: “Questa manifestazione ha un impatto economico per la Liguria di 250 milioni di euro e genera 1.350 posti di lavoro. Direi una roba non da poco”.
Un evento che, secondo le valutazioni riportate dall’assessore, avrebbe un impatto proporzionale addirittura superiore alla finale del Superbowl americano: “È assolutamente irrinunciabile, se non fosse per i dati almeno per i posti di lavoro e per l’apporto culturale che dà ogni anno”.
Il Festival è Sanremo e Sanremo è il Festival: un binomio inscindibile, anche dal punto di vista del brand territoriale. “Pensate di mettere questo Festival da un’altra parte, uno dice: ho partecipato a Sanremo, ho vinto a Sanremo. È ovvio che dobbiamo per forza conservarlo”, osserva Lombardi.
Dopo 76 anni di storia, dalla prima edizione radiofonica al Casinò fino all’epoca televisiva, la manifestazione rappresenta un asset strategico per l’intero sistema turistico ligure.
Nel racconto dell’assessore non mancano riferimenti a due protagonisti della kermesse che hanno lasciato un segno profondo. Da un lato Pippo Baudo, che nel 1994, diventando direttore artistico, ha rivoluzionato il format: “Si è un po’ inventato questo nuovo modo di fare il Festival, insegnandoci anche a capire il ruolo del direttore d’orchestra e dei maestri”, dice l’assessore.
Dall’altro il maestro Peppe Vessicchio, ricordato quest’anno durante le serate e in città con Casa Vessicchio. Una figura simbolo di una nuova centralità dell’orchestra: “È stato il primo maestro davvero riconosciuto, ha dato una spinta enorme a tutti gli altri”.
Dietro le quinte, ricorda Lombardi, c’è un lavoro “super gigantesco”: mesi di prove, coordinamento tra artisti, orchestra, tecnici e maestranze.
L’edizione 2026 si distingue anche per i dati d’ascolto tra alti e bassi, ma in crescita nella tradizionalmente difficile serata del mercoledì e sui social. “Quest’anno sono riusciti ad alzare ancora il livello. Gli ascolti sono saliti tantissimo rispetto agli anni precedenti”, dice l’assessore.
Il Festival si conferma un faro mediatico, ma la strategia turistica regionale guarda oltre. I numeri parlano chiaro: +1 milione di presenze, per un totale di circa 21 milioni complessivi in Liguria. “Siamo terzi in Italia per presenze nell’entroterra”, sottolinea Lombardi.
Un dato che testimonia il successo delle politiche di valorizzazione dell’outdoor, dei borghi storici e delle esperienze autentiche sempre più ricercate dal turismo contemporaneo.
Tra le strategie di sviluppo figura anche un accordo con il Piemonte per promuovere un’offerta integrata: “Loro non hanno il mare, ma possono darci agroalimentare, vini, tartufo. Allora mettiamoci insieme e facciamo squadra”, dice l’assessore.
Una visione che supera i confini amministrativi e punta a vendere all’estero un prodotto Italia unificato: “Se uno ci guarda dall’Australia o dalla Nuova Zelanda, l’Italia è un puntino. Noi siamo un unico prodotto che va venduto insieme”.
Nel video servizio a inizio articolo l’intervista completa a Lombardi.







