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La grotta della Madonna dell’Arma si apre direttamente sul mare, sul piccolo promontorio che segna oggi il confine tra i comuni di Sanremo e Taggia.

Nota soprattutto per il santuario medievale dedicato alla Madonna Annunziata e per la sua lunga storia fino all’età contemporanea, la grotta rappresenta anche uno dei più importanti giacimenti preistorici del ponente ligure.

Dal punto di vista geologico, la cavità si è formata all’interno di antichi conglomerati risalenti al Pliocene superiore. La sua origine è legata all’azione del mare, che in epoca preistorica si trovava a un livello di circa 8–10 metri più alto rispetto a oggi. Prima della realizzazione del piazzale moderno, l’ingresso si affacciava direttamente sulla spiaggia, sospeso a circa sette metri sul livello del mare.

La grotta attuale è ciò che resta di un riparo molto più ampio, probabilmente dotato in origine di una seconda apertura rivolta verso est. Nel tempo, crolli e accumuli di sedimenti ne hanno ridotto le dimensioni.

L’interesse archeologico del sito venne segnalato per la prima volta nel 1893, ma solo tra il 1957 e il 1958 due speleologi sanremesi, F. Frediani e G. Ballardini, riscoprirono il deposito preistorico, riportando la grotta al centro dell’attenzione scientifica. Tra il 1961 e il 1964 seguirono quattro campagne di scavo condotte per conto dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri, su incarico della Soprintendenza Archeologica della Liguria. Le ricerche sono poi riprese nel 1989, con il coinvolgimento del Laboratorio di Preistoria del Lazaret di Nizza.

I reperti della grotta della Madonna dell’Arma sono oggi conservati, in parte esposti, nella splendida sezione archeologica del Museo Civico di Sanremo, a Palazzo Nota.

Gli scavi hanno rivelato una lunga sequenza di strati risalenti all’inizio del Pleistocene superiore, databili a circa 80mila anni fa. In questo periodo la grotta era frequentata dall’uomo di Neanderthal, che la utilizzava come luogo di sosta e di consumo delle prede. Sono stati rinvenuti oltre 6mila frammenti ossei e denti di grandi mammiferi, in gran parte resti di animali cacciati.

Il cervo è la specie più rappresentata, seguito dall’uro, dallo stambecco e dal daino. Sono ben attestati anche il cinghiale, spesso trasportato intero nell’accampamento, il rinoceronte e l’ippopotamo. Più rari i resti di elefante antico, cavallo, capriolo e camoscio.

La presenza dell’ippopotamo, animale legato ad ambienti ricchi d’acqua, indica un clima umido e la presenza di zone paludose, probabilmente presso le foci dei torrenti Argentina e Armea. Il daino, insieme ai pollini e ai resti vegetali rinvenuti, conferma un paesaggio di tipo mediterraneo, con piante come olivastri, pini, ginepri e lecci.

In alcuni periodi la grotta venne utilizzata anche come rifugio dai grandi predatori dell’epoca, tra cui orsi bruni e delle caverne, iene, pantere, linci, lupi e tassi.

L’ambiente frequentato dai Neanderthalensis era caratterizzato quindi da un clima temperato e umido. Intorno alla grotta si alternavano foreste fitte, frequentate da cervi, caprioli e cinghiali, e spazi più aperti popolati da cavalli, rinoceronti ed elefanti. Un mosaico ambientale che rendeva l’area particolarmente favorevole alla presenza umana.

Dalla grotta provengono anche tre frammenti ossei attribuiti a un individuo adulto di Neanderthal: un frammento di osso frontale e due di occipitale. Si tratta di una delle testimonianze più significative della presenza neandertaliana in Liguria.

La Grotta dell’Arma è quindi un millenario archivio, dove ossa, denti, segni e sedimeti altro non sono che i documenti naturali che custodiscono una delle fasi più antiche della storia del territorio.

Si ringrazia il Museo Civico di Sanremo per la collaborazione nella realizzazione del servizio.