Riceviamo e pubblichiamo di seguito la nota stampa del gruppo consiliare “Imperia senza Padroni“.
“Prendiamo spunto da un ultimo episodio verificatosi nella rotonda nei pressi del ponte Impero. Anche in questo caso un autoarticolato, nonostante il divieto di svolta, Ăš rimasto ‘incastrato’ durante la manovra, con la conseguenza che una parte della cittĂ (se non tutta) Ăš rimasta bloccata. La domanda sulla quale dobbiamo riflettere Ăš: le opere che vengono realizzate, devono avere il solo requisito della bellezza oppure devono anche soddisfare le esigenze dei cittadini con una funzionalitĂ a 360°?
Ă chiaro che se lâobiettivo principale Ăš quello di rendere migliore la circolazione stradale, lâopera deve essere funzionale per qualsiasi tipo di veicolo, a maggior ragione se in zona vi sono delle attivitĂ commerciali che per la loro sussistenza necessitano dellâausilio di mezzi anche ingombranti. Pertanto quando si vieta la svolta ad un mezzo Ăš anche un ammissione che ciĂČ che Ăš stato fatto non va bene per tutti. Anche la viabilitĂ merita unâattenzione.
Ă vero che la cittĂ con traffico sembra una cittĂ viva, una cittĂ operosa, ma ciĂČ reca anche disagio a quei cittadini che per necessitĂ hanno bisogno di raggiungere, nel piĂč breve tempo possibile, la meta dei loro interessi. La qualitĂ della vita urbana deve essere il fondamento di qualsiasi decisione, infatti le cittĂ devono essere progettate per i cittadini, non devono avere come unico fine lâaspetto esteriore, perchĂ© le cittĂ influenzano lo stile di vita dei cittadini con ripercussioni anche sul loro stato emotivo. In questo caso le opere devono tenere in debita considerazione la funzionalitĂ che necessariamente si deve coniugare con lâaspetto esteriore, perchĂ© la vita dei cittadini Ăš fatta anche di esigenze concrete.
Questa non Ăš una critica sterile ma un invito, a chi poi dovrĂ prendere le decisioni, di valutare tutti gli aspetti e lâimpatto che quelle decisioni avranno sulla vita dei cittadini. Un pensiero, tratto dal libro di Italo Calvino ‘Le cittĂ invisibili’, ci deve fare riflettere: ‘Lâinferno dei viventi non Ăš qualcosa che sarĂ ; se ce nâĂš uno, Ăš quello che Ăš giĂ qui, lâinferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare lâinferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo piĂč. Il secondo Ăš rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo allâinferno, non Ăš inferno, e farlo durare, e dargli spazio’.
Vogliamo concludere citando ancora Calvino come suggerimento a chi di competenza: ‘D’una cittĂ non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dĂ a una tua domanda’â.








