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Imprese che vorrebbero assumere ma non trovano lavoratori con competenze e profili adeguati. È questo il quadro che emerge del rapporto annuale Excelsior relativo al 2022 per la provincia di Imperia. Secondo l’analisi, realizzata da Unioncamere in collaborazione con l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (Anpal), nell’anno appena trascorso, il 62% delle imprese della provincia con dipendenti prevedeva di assumere personale ma ha incontrato difficoltà superiori a quelle dell’anno precedente (il 37% nel 2022 a fronte del 28% registrato nel 2021).

Complessivamente, in termini di entrate previste, le imprese della provincia di Imperia nel 2022 hanno espresso necessità di assunzione per complessivi 14mila 580 posti di lavoro, di cui il 29% riguardanti persone fino a 29 anni di età. La propensione ad assumere delle imprese dell’Imperiese è aumentata lo scorso anno di 740 unità rispetto al 2021, che significa il 5,3% in più in termini percentuali, un dato che riguarda in prevalenza (per il 78%) le imprese tra 1 e 49 dipendenti.

Come emerge dalle elaborazioni del Servizio Informazione economica e Orientamento al lavoro della Camera di Commercio Riviere di Liguria sui dati dell’analisi Excelsior, tra i settori più bisognosi di lavoratori figurano i servizi di alloggio e ristorazione e i servizi turistici (36%), il commercio al dettaglio, all’ingrosso e riparazione di autoveicoli e motocicli (17,8%), i servizi alle persone (15,2%), i servizi alle imprese (11,2%), le costruzioni (11,1%).

“Anche nella provincia di Imperia, tuttavia, il principale problema da affrontare è quello del mismatch, ossia il disallineamento tra la domanda e l’offerta di lavoro”, spiega il presidente della Camera di Commercio, Enrico Lupi. “Tra i settori â€“ prosegue Lupi – quelli maggiormente colpiti dal cortocircuito tra domanda-offerta di lavoro, con un grado di difficoltà nel reperimento di risorse umane adeguate che tocca il 40 per cento delle figure richieste, sono l’industria (44,3%), i servizi di alloggio, ristorazione e servizi turistici (38,7%), i servizi alle imprese (37,5%) e i servizi alle persone (35,6%). Se si guarda invece ai profili professionali, la categoria che registra maggiori difficoltà di reperimento è quella dei dirigenti, professioni intellettuali, scientifiche, con elevata specializzazione (51,1%) davanti a quella degli operai specializzati (48,1%); seguono le professioni tecniche (47,5%), le professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi (38,2%), i conduttori di impianti ed operai di macchinari fissi e mobili (32,9%), le professioni non qualificate (23,3%) e gli impiegati (23,2%)”.

Le principali aree aziendali di inserimento sono la produzione di beni ed erogazione del servizio (55,9%), che presenta una difficoltà di reperimento particolarmente elevata, circa il 41%; le aree commerciali e della vendita (19,6%), con una difficolta a reperire le risorse richieste del 26% circa e le aree tecniche e della progettazione (10,9%), con il 44% di difficoltà di reperimento.

Le professioni più richieste nella provincia di Imperia nel 2022 sono gli addetti nelle attività di ristorazione (30,1%), gli addetti alle vendite (10,1%) e il personale non qualificato nei servizi di pulizia (7,9%). Le professioni più difficili da reperire sono gli addetti nelle attività di ristorazione (43%), seguiti dagli artigiani e operai specializzati delle costruzioni e nella manutenzione di strutture edili (40%) e i conduttori di veicoli a motore (35%).

Interessante il dato relativo alla ricerca di personale femminile: le principali opportunità di inserimento lavorativo riguardano i settori del commercio al dettaglio, all’ingrosso e riparazione di autoveicoli e motocicli, dove la ricerca di personale femminile riguarda il 29% dei casi, i servizi di alloggio, ristorazione e servizi turistici (27%), i servizi alle imprese (22%), i servizi alle persone (21%).

La quota di assunzioni previste per i giovani pesa per il 29,4% sul totale, ma sulla categoria grava un mismatch del 39% in media. I giovani sono maggiormente richiesti nel commercio al dettaglio, all’ingrosso e riparazione di autoveicoli e motocicli (35% delle entrate), dei servizi di alloggio, ristorazione e servizi turistici (31% delle previsioni), nei servizi alle persone (27%), nelle costruzioni (26%) e nei servizi alle imprese (24%). I profili invece per cui scarseggiano candidati giovani o è difficile trovarne con competenze adeguate sono: tecnici della salute, conduttori di veicoli a motore, meccanici artigianali, montatori, riparatori e manutentori di macchine fisse e mobili, artigiani e operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni, artigiani e operai specializzati delle costruzioni e nella manutenzione di strutture edili, operatori della cura estetica, addetti nelle attività di ristorazione, impiegati addetti all’accoglienza e all’informazione della clientela, addetti alle vendite.

L’indagine annuale pone poi l’accento sul livello di istruzione ricercato. Nella provincia, la domanda di laureati sul totale delle entrate programmate è dell’8% (contro il 13% del dato regionale e il 15% di quello nazionale). Il 32% dei lavoratori che si prevede di assumere è diplomato (dato superiore alla media regionale e a quella nazionale), il 42% possiede un attestato di qualifica o diploma professionale, mentre nel 17% dei casi non è richiesto un titolo di studio specifico.

“La Camera di Commercio pone particolare attenzione al tema dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro e anche nel 2023 dedica risorse adeguate per le iniziative e i progetti sull’orientamento al lavoro con l’obiettivo di contrastare il problema del mismatch che soprattutto nel periodo post-pandemia ha conosciuto una ripresa per i repentini cambiamenti cui il mercato del lavoro è stato sottoposto”, sottolinea il segretario generale della Camera di Commercio, Marco Casarino.