Tredici Pietro racconta in Sala stampa la genesi del brano presentato al Festival di Sanremo 2026 come un manifesto generazionale. Il tema centrale è quello dell’errore, della caduta e della necessità di celebrare anche le sconfitte, viste come funzionali alla crescita.

Per dirla alla Nelson Mandela, il mondo del rapper, al secolo Pietro Morandi è quello dove “o si vince o si impara”.

“Parla alla mia generazione” descrive “del fatto che alla fine bisogna celebrare anche le proprie sconfitte e non solo le vittorie. Queste sono scontate e funzionali. Spesso vengono nascoste e omesse nel percorso di vita di una persona. Volevo mettere in luce il fatto che non esiste la superperformance. Siamo esseri umani e dobbiamo celebrare il nostro margine di errore.”

Durante la conferenza il rapper affronta anche i risultati ottenuti nella sua giovane carriera precedenti all’arrivo alla kermesse.

“I concerti sono le cose più belle.” dice “Ho avuto la fortuna di confrontarmi con il mio pubblico a Bologna, Roma e Milano. Una bella conferma. Ad aprile dello scorso anno avevo pubblicato tre brani prima di quest’album. Diciamo che questo brano integra questa fase di scrittura che era legata all’album. Le cose belle poi le dicono gli altri.”

Arrivano da alcune voci in sala stampa lodi all’ arrangiamento di “Uomo che Cade”, giudicato molto elegante.

“Inizialmente il brano aveva una natura molto più da cameretta, nel mio stile.” descrive il cantante “La mia idea di musica è molto intima. Inizialmente l’arrangiamento del brano aveva questa natura molto più lo-fi e legata al mio mondo. Le sessioni sono state 4 o 5 prima della chiusura del brano. In un secondo momento abbiamo chiuso tutto il testo. Poi piano piano, lavorandoci, abbiamo deciso di allargarlo. La possibilità di sfruttare archi e fiati ci ha permesso di ingigantire un arrangiamento che inizialmente era più fragile e umano. Siamo arrivati nel tempo a renderlo più funzionale.”

Fra le domande, spiccano anche quelle legate allo sport che si lega in un certo senso alla tematica del brano.

“Meglio il debutto sul palco o la vittoria della Coppa Itali del Bologna? Difficile. Siamo un po’ a metà. Inevitabile che, vivendole sulla tua persona, certe cose siano più coinvolgenti. Il Bologna comunque lo guardi dal divano o dallo stadio. Quei 40 secondi che sembravano 4000 prima di scendere le scale del teatro li senti di più. Quando ho scritto il brano ho pensato a Paolo Maldini e Michael Jordan che dissero di aver sbagliato più canestri e perso più trofei di quelli che hanno vinto. La caduta è figlia di un tentativo.”

Inevitabili anche le domande sui riscontri avuti in famiglia legati a questi giorni (Tredici Pietro è figlio di Gianni Morandi e Anna Dan).

“Mia madre era molto contenta martedì sera. Mi ha dato un’energia sana che chi ha la fortuna di avere una madre che gli vuole bene queste cose le sa. Quell’energia ombelicale. È come se ci fosse lei sul palco. Le porte in faccia sono una cosa bellissima. Non sempre, ma è tutto funzionale, anche il cadere. Utile perché permetterà di rialzarsi. Va celebrato. La narrazione dell’imbattibile, dell’infermabile, è una truffa”, conclude.