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Dopo l’annata del 2024, che aveva regalato una delle migliori raccolte degli ultimi vent’anni, per l’olivicoltura ligure il 2025 è stato un anno di forte contrazione produttiva. Un’annata di scarica, segnata da un calo netto della produzione e da una combinazione di fattori climatici e fitosanitari che hanno messo a dura prova gli oliveti della Riviera.

Con il direttore di Coldiretti Imperia, Domenico Pautasso, abbiamo tracciato un bilancio della stagione 2025, spunto per affrontare un discorso più generale sull’olivicoltura ligure.

Le parole di Domenico Pautasso

“L’annata conclusa è stata del tutto negativa per il settore olivicolo sia a livello regionale sia provinciale. Se guardiamo agli ultimi cinque o sei anni ci accorgiamo che abbiamo prodotto davvero solo due volte. Una situazione che mette in crisi non solo il mondo della produzione, ma anche tutta la filiera che trasforma e confeziona“, ha esordito ai nostri microfoni Domenico Pautasso.

“Chiediamo alla Regione la realizzazione di un piano olivicolo regionale”

“Comprenderne le motivazioni non è semplice – ha proseguito –. Proprio per questo, come Coldiretti, dal 2022 chiediamo alla Regione la realizzazione di un piano olivicolo regionale per rilanciare un settore che rappresenta un’eccellenza del territorio”.

Un comparto che può contare su una varietà unica come l’oliva taggiasca e su importanti riconoscimenti di qualità. “Parliamo di un’oliva che abbiamo solo noi. Oltre alla DOP è stato ottenuto anche il riconoscimento IGP. Ma per sostenere davvero il settore servono interventi concreti: infrastrutture, olivicoltura di precisione, ricerca e sperimentazione, promozione delle certificazioni e recupero dei terreni incolti“, ha dichiarato.

Il documento con queste proposte è stato presentato da Coldiretti già nel 2022 e riproposto recentemente in occasione della manifestazione del 23 febbraio, con la richiesta di interventi urgenti per il comparto.

“L’alternanza produttiva è tipica dell’olivicoltura, ma nel nostro caso è molto più accentuata rispetto ad altre realtà italiane”

Un altro nodo riguarda l’andamento produttivo degli ultimi anni, caratterizzato da un’alternanza sempre più marcata tra annate abbondanti e annate di forte calo. “L’alternanza produttiva è tipica dell’olivicoltura – ha spiegato il direttore – ma nel nostro caso è molto più accentuata rispetto ad altre realtà italiane. Per questo serve più ricerca: oggi nessuno è davvero in grado di spiegare fino in fondo il perché di questi fenomeni”.

La differenza tra il 2024 e il 2025 è stata particolarmente evidente. “Eravamo partiti bene, ma dopo la fioritura si sono verificati fenomeni di cascola, scarsa produzione e anche attacchi di mosca olearia. In termini generali non abbiamo ancora compreso le motivazioni tecniche e agronomiche che hanno portato a questa situazione“, ha commentato.

A limitare i danni è stata, appunto, la buona annata precedente. “Fortunatamente c’erano ancora scorte, soprattutto di olive in salamoia ma anche di olio – ha concluso–. Chi ha saputo gestire bene il prodotto dell’anno scorso è riuscito a compensare in parte la mancanza di produzione. Ma non possiamo continuare con questa alternanza: rischiamo di mettere in ginocchio l’intera filiera olivicola”.

Strumenti di controllo e trasparenza

Intanto cresce l’attenzione anche sul fronte del mercato internazionale. Nel 2025 gli arrivi in Italia di olio d’oliva straniero sono aumentati del 57%, rendendo ancora più importante rafforzare gli strumenti di controllo e trasparenza a tutela dei produttori e dei consumatori. In questo senso Coldiretti Liguria accoglie con favore le nuove misure disposte dall’Icqrf sulla tracciabilità degli oli importati in regime di Perfezionamento Attivo (Tpa), richieste a livello nazionale da Unaprol e Coldiretti.

Dal 1° marzo 2026 sarà infatti obbligatoria l’indicazione puntuale nel Registro telematico della natura degli oli in Tpa e delle operazioni di equivalenza, un passaggio ritenuto decisivo per evitare zone grigie che negli anni hanno favorito l’ingresso di prodotto estero a dazio zero.

Secondo Coldiretti, però, il futuro dell’olivicoltura ligure passa soprattutto da una strategia regionale capace di consolidare e rilanciare il comparto, rafforzando la competitività delle aziende e la tenuta economica delle aree interne.

Nel video-servizio a inizio articolo l’intervista integrale a Pautasso.