Nino Lamboglia nasce a Porto Maurizio il 7 agosto del 1912. Nella sua casa natale, posta fra via Croce di Malta e via Sant’Antonio, è presente un’incisione in suo onore.
Trascorre gran parte della sua fanciullezza ad Alassio. Suo padre, insegnante lì, è preside di un istituto scolastico. Visita numerose volte Albenga, che ricoprirà un ruolo importante nella sua storia. Fonda lì, infatti, nel 1933 la Società Storico-Archeologica Ingauna. Due anni prima era diventato segretario per la Commissione della Toponomastica Ligure. Ricopre diversi incarichi, come ad esempio il ruolo nell’ufficio storico presso il Comune di Albenga.
Nel 1934 inizia poi, sempre ad Albenga, gli scavi in quello che si ipotizzava fosse l’anfiteatro romano e nella chiesa di San Calogero.
Viene inoltre nominato commissario straordinario del Museo Bicknell di Bordighera.
In questi anni inizia la sua collaborazione con Luigi Bernabò Brea, archeologo preistorico precursore delle moderne tecniche scientifiche, come ad esempio il metodo stratigrafico, che consiste nell’analisi della successione degli strati di terreno e delle loro caratteristiche nel tempo, applicandolo alle campagne di scavi condotte nel 1938 sulla città romana posta dove oggi sorge Ventimiglia, importando quel metodo per la prima volta in ambito classico.
La sua mano si vede, nel corso della sua vita, anche nella storia degli scavi di Villa Matuzia, nella Biblioteca Civica Aprosiana e in Villa Hambury.
Ma è ricordato in particolare per il suo lavoro di pioniere nell’archeologia subacquea nel Mar Mediterraneo. A lui sono dovuti due importanti ritrovamenti archeologici sottomarini: ad Albenga, nel 1950, e nel 1976, nel Golfo Dianese.
Nel caso ingauno fu in assoluto il primo ad intervenire nel giacimento sottomarino, operando su una nave romana affondata nel I secolo a.C. Lamboglia condusse lo scavo, ribattezzato “L’avventura dell’Artiglio” (dal nome della nave), operato a 40 metri di profondità con i palombari, recuperando anfore, vasellame e vari elmi militari. Pur con molte problematiche, è considerato un momento fondamentale per la disciplina.
Nel caso della nave del Golfo Dianese, restituisce uno degli esempi meglio conservati di quel tipo di nave romana utilizzata per il trasporto del vino.
Fondò il Centro Sperimentale di Archeologia Subacquea, dando il via a un lungo periodo di ricerche sottomarine nel Mediterraneo.
Nel 1974 ottenne presso l’Università di Genova la cattedra di archeologia medievale, modernizzandone i corsi.
Morì proprio a Genova il 10 gennaio del 1977, a 64 anni, annegando in uno sfortunato incidente, dopo essere finito in acqua con la propria auto mentre tentava di salire su un traghetto.
Il suo lavoro, pubblicato su numerosi testi, articoli, monografie, riviste e libri, lo rese un archeologo di fama internazionale.







